mercoledì 6 maggio 2009

IO SONO LUCE DEL MONDO


"IO SONO LA LUCE DEL MONDO: CHI SEGUE ME, NON CAMMINERÀ NELLE TENEBRE, MA AVRÀ LA LUCE DELLA VITA" (GV. 8, 12)

Spunti di riflessione da Don Fabio Bartoli, Referente Ecclesiale per la Comunità Maria

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,/ e la notte era a metà del suo corso,/ la tua parola onnipotente dal cielo,/ dal tuo trono regale, guerriero implacabile,/ si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio,/ portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile. (Sap. 18,14-15)

Ho sempre amato particolarmente questo versetto del libro della Sapienza, che ci mostra l’irrompere della Parola di Dio nella storia, come quando si spalanca una finestra in una stanza buia, allora oggetti e concetti che credevamo familiari e acquisiti si mostrano all’improvviso per ciò che sono davvero.

In tutte le lingue del mondo le tenebre sono sinonimo di dubbio, inganno, immobilità, morte (quando non sappiamo che cosa fare non diciamo forse che “brancoliamo nel buio”?) e la luce all’opposto simboleggia sempre la certezza, la verità, la vita (una buona idea è sempre una “idea luminosa”).

Non sorprende quindi che in ebraico, la lingua della Bibbia, la luce sia diventata sinonimo della fonte per eccellenza di verità, vita e certezza, ovvero la parola di Dio, sono innumerevoli i testi biblici in cui la Torah e/o la Parola di Dio sono paragonati alla luce che splende nelle tenebre (Cfr. ad esempio Sal. 118,105). Con questa analogia il pio ebreo vuole esprimere il fatto che solo chi fa la volontà di Dio vive nella sicurezza di chi comprende se stesso, il mondo e la vita.

Quando Gesù quindi si riferisce a se stesso come la luce sta dicendo una cosa che alle orecchie di un ebreo è comprensibilissima e al tempo stesso inaudita. Egli sta dicendo “Io, io in persona sono la Parola di Dio”.

Questa Parola allora suona in un modo speciale per tutti coloro che sono nelle tenebre, per chi non ha speranza, per chi è nel dubbio e nell’angoscia, per chi non riesce a “vedere la fine del tunnel”: non devi cercare la luce, è la luce che ti è venuta incontro.

Tanti ti hanno promesso l’lluminazione al termine di un lungo e difficile cammino di iniziazione, e forse hai anche provato a seguire qualcuno di questi percorsi più o meno esoterici, ma qui c’è Altro: la Luce non è il punto di arrivo del cammino, ma il suo principio e tutto ti è dato gratuitamente, niente notti di veglia su libri incomprensibili, niente penitenze assurde, tutto ti è dato in anticipo, basta solo accettarlo e credere in Colui che viene a te come la Luce.

Certo, la Nostra Luce non sta ferma, la Parola di Dio cammina, anzi corre, e se non vogliamo ricadere nelle tenebre allora anche noi dobbiamo corrergli dietro (“chi segue me non cammina nelle tenebre” Gv. 8,12). Corre la Parola, corre Gesù, e dove va? Non è forse la luce del mondo? Ecco perché non può restare ferma la luce, perché ha fretta, perché deve arrivare a tutti, perché deve diventare la luce di tutti.

Seguire Gesù non è soltanto imitarlo, ma soprattutto assumersi la sua missione, farsi carico anche noi del compito di essere luce per quel frammento di mondo che ci circonda. Certo noi non siamo la luce eppure la luce è in noi, brilliamo per così dire di luce riflessa, se Gesù è il sole noi siamo la luna del mondo.

Togliamo allora da noi ogni impurità, per poter essere specchi autentici della Luce che è Gesù è indispensabile che Lui sia la fonte di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione. Ogni scelta e decisione abbia in Gesù il suo inizio e la sua fine, il suo principio e il suo compimento.

Il secolo che si è appena concluso è stato definito “il secolo dei martiri”, ed in effetti nel solo XX secolo ci sono stati più martiri di quanti ce ne siano stati nei precedenti 19 secoli di storia cristiana sommati. Il sec. XXI non sembra essere iniziato i modo diverso, per fortuna mentre la notte sembra a metà del suo corso, cioè nel momento in cui è più fonda e buia, ancora una volta la Parola di Dio, come un guerriero invincibile irrompe nella storia, formando amici di Dio e profeti. Si moltiplicano così attorno a noi le sentinelle del mattino (secondo la felice espressione di S.S. Giovanni Paolo II).

Anche la Comunità Maria evidentemente vuole essere tra queste “sentinelle” e quindi assume volentieri su di sé la missione dell’annuncio e della testimonianza, che del resto ha da sempre nel suo DNA.

Ora la scelta sta a te che mi leggi, prego perché tu abbia il coraggio di seguire Gesù e diventare anche tu un “portatore di luce”.

martedì 5 maggio 2009

DIGIUNO DAL PECCATO


La confessione di fede di Gesù.
In un momento tanto esistenziale,come è la tentazione, e in certe circostanze tanto favorevoli per cadervi, Gesù esce vincitore mediante il ricorso alla Parola del Dio vivo. Di fronte alla prima tentazione, di carattere materiale ed economico (fa' che queste pietre si trasformino in pane), Gesù confessa che ci sono beni superiori all'alimento, e che non si può ridurre l'essere umano a un oggetto di consumo, ad un homo oeconomicus, senza trascendenza. Agli attacchi diabolici nel campo politico, che lo invitano ad usare mezzi illeciti e ingiusti per ottenere potere e influenza tutti i regni della terra io ti darò...), e a lasciare al margine la volontà di Dio, Gesù confessa con vigore che non è disposto a lasciarsi ingannare dall'ambizione di potere, e che Dio è per lui un assoluto e basta ("Adorerai il Signore tuo Dio"). Quando, nella terza tentazione, satana lo attacca dal lato della religione, citando la Sacra Scrittura, ed inducendolo a chiedere a Dio un miracolo, Gesù dichiara apertamente che l'uomo non deve mai mettere alla prova Dio (Non mettere alla prova il Signore tuo Dio). Le tentazioni di Gesù (economica, politica, religiosa), sono le tentazioni del popolo di Israele nel deserto. E sono le tentazioni di ogni uomo. Il popolo di Israele è soggiaciuto ad esse, Gesù le ha vinte, all'uomo è stata data da Cristo la capacità di vincerle, se accetta il mistero della Redenzione.

Leggiamo Luca 4, 1-13
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu
condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu
tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando
furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei
Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose:
«Sta scritto: Non di solo pane vivrà l`uomo». Il diavolo lo condusse in
alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse:
«Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è
stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi
a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore
Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme,
lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio,
buttati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordine per te,
perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani,
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «E` stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò
da lui per ritornare al tempo fissato.


Prima tentazione: vivere di solo pane, intendendo per pane le cose materiali, soldi, sesso, pellicce, case, macchina, TV, ecc. Star bene, riempiendo lo stomaco e il portafoglio.

Seconda tentazione: il potere. Prevalere sugli altri con ogni mezzo per affermarsi. Già in prima elementare c'è il primo della classe che guarda con disprezzo l'ultimo. La carriera, gli onori, la gloria umana. Che pena!

Terza tentazione: fare di Dio un idolo. Tirarlo fuori quando c'è qualche necessità e se le cose non vanno come si vorrebbe, prendersela con lui "che non mi ha ascoltato, io che sono tanto buono..." Dio inteso come una polizza di assicurazione contro i rischi.

LA TATTICA CHE IL DIAVOLO USA CON TE, è.... prepararti L'ESCA ADATTA. Come? Si, il Diavolo è un grande professionista. Ti analizza attentamente con ogni genere di prove, per rendersi conto della tua natura, delle tue tendenze, della tua forza e delle tue debolezze. Egli impara a conoscerti come neppure immagini.
Una volta individuate le tue fami, ecco che si accosta presentandoti il cibo appropriato. Agisce come ogni esperto cacciatore che, per ogni specie animale, appronta l'esca adatta.
Sei un lussurioso? Ecco che ti presenta la donna.
Sei attaccato al denaro? Ecco che ti mostra una vita facile e disonesta.
Sei impaziente? Ecco che ti provoca all'ira, approfittando degli innumerevoli inconvenienti della vita quotidiana.

Satana approfitta anche delle tue stanchezze e dei tuoi nervosismi,delle mancanze di sonno, della debolezza fisica o psicologica e persino della tua malattia. Egli usa a suo vantaggio anche i più piccoli dettagli della vita quotidiana.

Gesù ti dà le armi per vincere la tentazione. Come Davide, davanti
a Golia, hai a disposizione 5 sassi:
1. La Parola di Dio come spada potente dello Spirito.
2. La preghiera assidua: che è la nostra arma più raccomandata, in modo speciale il ROSARIO, la preghiera più temuta dal Diavolo (pensa che ha talmente paura di Maria, che negli esorcismi non pronuncia mai il suo nome e non sopporta che qualcuno preghi il rosario).
3. l'Eucaristia e la Confessione l'arma delle armi.
4. L'Amore: se ami, non c'è spazio per il diavolo; spesso lui approfitta dei nostri rancori, dei nostri risentimenti (verso gli altri ma anche verso noi stessi), delle nostre invidie, per indurci al male
5. La tattica: non perdere tempo per pensare alla tentazione, ma quando si presenta dì: "Và via, non voglio occuparmi di te". Non dire quindi: solo per pochi minuti guarderò questa rivista o film pornografico, solo questa volta proverò lo sballo di una fumata, di una bevuta, solo..., solo....

Smorza la tentazione sul nascere, anche solo nel pensiero, non indugiare oltre, altrimenti poi diventa sempre più difficile resistergli!

lunedì 4 maggio 2009

RIFLESSIONE SUL PADRE NOSTRO


Non dire Padre,
se ogni giorno non ti comporti da figlio.

Non dire nostro,
se vivi isolato nel tuo egoismo.

Non dire che sei nei cieli,
se pensi solo alle cose terrene.

Non dire sia santificato il tuo nome,
se non lo onori.

Non dire venga il tuo regno,
se lo confondi con il successo materiale.

Non dire sia fatta le tua volontà,
se non l’accetti quando è dolorosa.

Non dire donaci oggi il nostro pane,
se non ti preoccupi della gente che ha fame,
che è senza cultura e senza mezzi per vivere.

Non dire perdona i nostri debiti,
se conservi un rancore verso tuo fratello.

Non dire non lasciarci cadere nella tentazione,
se hai intenzione di continuare a peccare.

Non dire liberaci dal male,
se non prendi posizione contro il male.

Non dire Amen,
se non prendi sul serio le parole del Padre Nostro.

LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALI E CORPORALI


LE OPERE SPIRITUALI

Consigliare i dubbiosi

E' difficile trovare qualcuno che s'impegni a rasserenare chi è nel dubbio, ad offrirgli la comprensione fraterna ed il suo aiuto. La cultura del dubbio va sempre più diffondendosi: tutto è opinabile, tutto è precario, niente è certo. Ecco allora che questa mentalità, così distruttiva e logorante del cuore e dello spirito umano, trova soccorso nell'opera del fratello della Misericordia che, superando anche lo stato d'isolamento in cui si vive, interviene a sostegno di chi non sa cosa pensare, cosa dire o cosa fare.

Insegnare agli ignoranti

Il servizio della verità, con il suo coraggio, la sua generosità, deve essere offerto agli sprovveduti davanti alle necessità della vita, oppure inermi ed indifesi nel travaglio dei rapporti sociali.
Si deve avere più misericordia verso chi fatica, verso chi non sa farsi le proprie ragioni o non sa vedere gli obiettivi della vita, senza però disprezzare chi in qualche modo invece vorrebbe imparare a valutare le ragioni dell'esistenza, le prove della vita, la promozione umana.

Ammonire i peccatori

Questa dovrebbe essere un'opera di ammonimento, di richiamo di correzione. Purtroppo è poco praticata anche se la sua necessità è più che mai presente. Non la si deve considerare come un giudicare gli altri, ma da fratelli porgere la mano, aiutare, prevenire l'incauto, soccorrere il distratto, impedire al fratello di mettersi su di una strada sbagliata.

Consolare gli afflitti

Invece di ritenere le quotidiane tribolazioni della vita una provocazione per aiutare chi si trova nella difficoltà, spesso ci si chiude nel nostro guscio, nel più completo egoismo, fingendo di non sapere, di non vedere, pensando così di essere dispensati dal condividere, dal partecipare, dal solidarizzare con colui che ci sta accanto.
Il fratello della Misericordia, sensibile a queste difficoltà ed ai travagli della vita, apre invece il suo cuore all'afflizione e al dolore dando certezze, fiducia, speranza, non limitandosi però a consolare l'afflizione, ma impegnandosi a concorrere all'eliminazione delle cause che la provocano.

Perdonare le offese

La carità del perdono deve essere stile di vita del confratello. Il saper perdonare è indice della libertà, della generosità, del cuore, della capacità di amore incondizionato; è espressione di un cuore misericordioso; è trasformazione del perdono in fraternità vissuta, in cordialità manifestata, in profonda reciprocità di sentimenti.

Perdonare pazientemente le persone moleste

E' un'opera di Misericordia così concreta che si può considerare corporale e non solo spirituale poiché molte volte è un'ingombrante pesantezza di presenza, di pretese, di egoismi, di stranezze mentali.

Pregare Dio per i vivi e per i morti

E' degna opera di misericordia legata a tutta quella teologia e morale cristiana che avvolge il mistero della vita che non ha soltanto un suo inizio, ma anche la sua conclusione nella morte.
Spesso di fronte ai problemi delle cose ultime si trovano soluzioni di comodo per distogliere l'attenzione del cuore e dello spirito di fronte a questa realtà , come ad esempio delegare le istituzioni.
Un uomo che muore non necessita di una istituzione, ha bisogno di un fratello che gli faccia sentire che non è solo, un fratello che tenendolo per mano gli faccia comprendere che il morire non rompe la solidarietà, non compromette la vita, ma ha invece il significato di trasfigurazione delle cose che passano in quelle che non passeranno più .
Le Misericordie sono molto attente a questa opera, convinte che il loro volontariato non è qualcosa in più del dovere, ma in realtà cerca di compensare un preciso dovere di tutti.


LE OPERE CORPORALI


Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi


Queste opere, come quelle che seguono, si riferiscono alle preoccupazioni primarie della vita: mangiare, bere, vestire, ospitare, curare, visitare, seppellire.
Si deve riflettere però sul fatto che quanto più evoluta si fa la vita, tanto più le situazioni materiali in cui bisogna praticare la carità assumono aspetti ed esigenze nuove.
Essere attenti perché ai fratelli non manchi il lavoro è indubbiamente come dar loro da mangiare, da bere, da vestire; è come aiutarli ad essere inseriti in modo degno nel contesto della società in cui si muovono.
Si deve quindi trovare l'impegno per far sì che ogni persona abbia il proprio lavoro, eliminando l'egoismo di chi ha troppo.
Ognuno pensa egoisticamente a sé senza riflettere, senza considerare che il suo star meglio può essere pagato da qualcuno col suo star peggio.

Ospitare i pellegrini


La mentalità attuale, consumistica ed egoista, è in netto contrasto con la carità cristiana e solo le opere di misericordia possono aiutare a trovare una coscienza ed una coerenza evangelica.
Nella realtà odierna ospitare i pellegrini non è offrire un semplice aiuto, ma aprirsi alla persona e non soltanto ai suoi bisogni.
Accogliere il pellegrino, lo straniero, è fare loro spazio nella propria città, nelle proprie leggi, nella propria casa, nelle proprie amicizie, mentre spesso oggi l'aridità d'animo non è sensibile alle necessità del fratello che si trova in stato di bisogno.

Curare gli infermi

Questa opera di misericordia deve essere ripensata, rivissuta ed anche rivalutata come cultura, come costume, come segno di civiltà e di rispetto della vita.
Bisogna porre fine alla consuetudine di scaricare all'ospedale l'ammalato abbandonandolo con i suoi problemi, con i suoi dubbi e le sue incertezze; l'ammalato, ovunque si trovi, bisogna visitarlo, bisogna stargli vicino, bisogna dargli conforto e riconoscergli una priorità di affetti.

Visitare i carcerati

Anche per questa opera si pone il problema della sua rivalutazione per il suo significato ed il suo grande valore sociale.
Visitare i carcerati oggi non vuole significare soltanto andare dentro quanto anche aiutare, comprendere, accogliere, sostenere con partecipazione e condivisione i congiunti che sono fuori, in un carcere invisibile costituito dall'emarginazione e dall'indifferenza in cui sono costretti a vivere. L'impegno quindi è importante ed anche oneroso: sarà tanto più significativo per quanto, attuato con spirito di comprensione e di partecipazione, potrà rappresentare prevenzione verso il crimine ed educazione alla libertà, bene comune ed irrinunciabile.

Seppellire i morti

Da sempre le confraternite di Misericordia svolgono questo compito per il suo vero significato: il rispetto dell'uomo anche nel suo ultimo viaggio.
L'hanno praticata fin da quando i fratelli della Misericordie, con atto di umana pietà, si chinavano per strada o nei lazzaretti per raccogliere gli infelici deceduti.E'un'opera che autentica e testimonia lo spirito del nostro essere cristiani.

vedi anche: LE OPERE DI MISERICORDIA SPIEGATE AI BAMBINI
http://www.preghiereagesuemaria.it/bambini/le%20opere%20di%20misericordia%20spiegate%20ai%20bambini.htm

LA VERA GIOIA E' FRUTTO DELLA CONVERSIONE


“Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (Fil 4,4).
“Fratelli, state sempre lieti… questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Tess 5,16-18).
Diceva S. Bernardo che “chi crede nel regno di Dio è un eterno inquieto”. Nonostante l’inquietudine che caratterizza il suo cammino, il cristiano è chiamato alla gioia. Eppure la tristezza rode l’animo di molti seguaci di Cristo. Da cosa dipende questa situazione di infelicità? Dalla mancanza di amore! “Non l’amore sentimento, ma l’amore donazione. Esso è sempre possibile, perciò è sempre possibile il frutto che ne matura: la gioia” (da “Luci di verità” di Francesca Bella).
La gioia non riguarda, infatti, solo gli atteggiamenti esteriori, che sovente sono falsi e costruiti; ma anche, e soprattutto, l’anima. Sì, perché la gioia è il risultato della conversione.
Le folle, così, interrogavano Giovanni il Battista: “Che cosa dobbiamo fare? Rispondeva: Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto (…). Non esigete nulla più di quanto vi è stato fissato (…). Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3,10-14).
“Che cosa dobbiamo fare?”. Senza questa domanda non c’è conversione! E la risposta è un nuovo richiamo alla giustizia e alla carità.
La conversione e la gioia dipendono dai fatti, dai segni concreti, dalla carità. Quasi paradossalmente la gioia è il risultato di quell’angoscia richiesta al Signore da R. Follereau: “Signore, dacci l’angoscia della miseria del mondo. Signore, facci sentire la sofferenza degli altri. Signore, non permettere che accettiamo di essere felici da soli”.
Sino a quando la nostra vita sarà segnata dall’avidità, dall’egoismo, dalla speculazione, nel nostro cuore non ci sarà posto per la giustizia e la carità, non ci sarà posto per Gesù povero, non ci sarà posto per la gioia.

http://semprelieti.blogspot.com/2008/06/la-gioia-frutto-della-conversione.html

sabato 2 maggio 2009

NUOVO MESSAGGIO MEDJUGORJE: 2 MAGGIO 2009


Cari figli! Già da lungo tempo vi do il mio Cuore materno e vi porgo mio Figlio. Voi mi rifiutate. Permettete che il peccato vi avvolga sempre di più. Permettete che vi conquisti e vi tolga la capacità di discernimento. Poveri figli miei, guardatevi intorno e osservate i segni del tempo. Pensate di poter vivere senza la benedizione di Dio? Non permettete che la tenebra vi avvolga. Anelate dal profondo del cuore a mio Figlio. Il Suo Nome dissipa la tenebra più fitta. Io sarò con voi, voi solo chiamatemi: “Eccoci Madre, guidaci!”. Vi ringrazio! La Madonna era molto triste. Ha dato solo il messaggio e ci ha benedetti.

ABBI PIETA' O MADRE DEL SIGNORE (Gregorio di Narek)


La mia salvezza sarà sicura
se tu riesci a ritrovarmi,
o Madre del Signore;

se hai pietà di me,
o Santa;

se nella mia perdizione,
tu mi recuperi, o Immacolata;

se nel mio spavento, tu mi accogli,
o Beata;

se nella mia vergogna,
tu mi fai avvicinare,
o piena di Grazia;

se privo di speranza,
tu per me intercedi,
o Vergine sempre santa;

se dall' esilio,
tu mi fai rientrare in Famiglia,
o tu che Dio ha esaltato;
se per me tu mostri la tua compassione,
tu che spezzi il vincolo della maledizione;


se nella mia agitazione, tu mi tranquillizzi,
o Riposo;

se il turbamento delle mie emozioni,
tu lo cambi in pace,
o Pacificatrice;



se dal mio sbandamento,
tu mi fai ritornare,
o Lodata;

se per mia difesa, tu entri in lizza,
tu che fai indietreggiare la morte;

se le mie amarezze, tu addolcisci,
o Soavità;

se tu abolisci la distanza
che mi separa da Dio,
o Riconciliazione;


se la mia impurità, tu la togli,
o tu che calpesti la corruzione;


se, consegnato alla morte, tu mi liberi,
o Luce vivente;

se la voce dei miei singhiozzi
d'un tratto tu arresti,
o Allegrezza;

se quando sono abbattuto,
tu mi ridoni vigore,
o Rimedio di vita;

se nella mia rovina,
tu getti su di me uno sguardo,
o Piena dello Spirito;


se con misericordia tu mi vieni incontro,
tu donata a noi come eredità.

LE CONSEGUENZE DEL PECCATO ORIGINALE


Sulle orme di San Paolo, che è solito ricondurre il concetto del peccato ad Adamo e quello della salvezza a Cristo, la Chiesa ha sempre esposto che l'immensa indigenza che opprime gli uomini e la loro attitudine al male e alla morte non si possono intendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e trascurando il fatto che egli ci ha trasferito un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è “morte dell'anima” ( Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1512). Per questo dogma di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali. In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? “Tutto il genere umano è in Adamo sicut unum corpus unius hominis - come un unico corpo di un unico uomo”. (San Tommaso d'Aquino, Quaestiones disputatae de malo, 4, 1). Per questa “unità del genere umano” tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, ...

... così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana; cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta ( Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1511-1512). Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, alle malattie, alla cupidigia, alla lussuria e al potere della morte, è incline al peccato (questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza”). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale.

La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta della riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (concupiscenza), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel 529 ( Concilio di Orange II: Denz.-Schönm., 371-372) e nel Concilio di Trento nel 1546 (Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1510-1516).
[Catechismo della Chiesa Cattolica]

Secondo quanto la Tradizione ci ha trasmesso, si evince che il peccato originale non è fine a se stesso. Noi uomini, generati ad immagine e somiglianza di Dio, quindi Santi, veniamo ad essere indeboliti da quel gesto imperdonabile commesso dai nostri progenitori Adamo ed Eva e siamo obbligati a dover condurre un continuo combattimento contro la spirito del male che ci aleggia intorno e che, approfittando di questa ferita, accentua le nostre problematiche fisiche, materiali, psicologiche e spirituali. Non pensiamo, quindi, di essere stati “ideati” da Dio già mortali o vulnerabili, anzi, là dove noi risiedevamo prima del peccato originale, tutto era fantastico e ruotava intorno alla nostra figura immortale. Dio non ci vuole affogare nelle sofferenze e vulnerabilità e, proprio questa benevolenza del nostro Creatore e Signore, ci fornisce le “Armi” per intraprendere uno spaventoso combattimento spirituale contro le predisposizioni al male fisico e morale. Le “Armi” che il signore ci ha donato, per vincere questa battaglia contro il Maligno, sono e saranno, fino alla fine dei tempi, la Santa Messa, i Sacramenti, i Sacramentali, la Preghiera quotidiana e la lettura dei Testi Sacri. Non ci illudiamo, quindi, di vivere nel giusto pur non avvalendoci di tali “Armi”.

Il Maligno è abile, tentatore e menzognero, farà di tutto per renderci fiduciosi della nostra retta condotta di vita ma…. sarà una vana illusione e verrà smaschrata al momento del Giudizio. Non ascoltiamo, quindi, coloro i quali asseriscono che la vita è preghiera, che il lavoro è preghiera ed altre eresie analoghe. Certo, il lavoro è importante, la vita “sana” idem, ma la preghiera è tutt’altro. Pregare significa dedicare parte della nostra giornata a Dio, implorando il suo aiuto. Se qualcuno di voi si domandasse quanto tempo al giorno deve pregare, io consiglio di fare la mia stessa riflessione: “Quante ore dedico quotidianamente alla demolizione della mia anima guardando la TV? Semplice… se fossi un vero cattolico, butterei via la televisione e la sostituirei con un inginocchiatoio”.

Tratto dal testo "il Burattinaio" di Carlo Maria di Pietro (WebMaster e Promoter della Milizia di San Michele Arcangelo, M.S.M.A.)

venerdì 1 maggio 2009

una bella poesia su come educare i bambini: I BAMBINI IMPARANO CIO CHE VIVONO



Se un bambino vive nella critica
impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità
impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia
impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna
impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza
impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento
impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà
impara la giustizia.
Se un bambino vive nell'approvazione
impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'amicizia
impara a trovare nel mondo l'amore.

di Doret's Law Nolte

PS
Non lasciamo i bambini soli davanti alla TV!
Viviamo in famiglia dei momenti di preghiera comune, torniamo a pregare il Rosario in famiglia, affinchè fin da piccoli i bambini imparino a pregare

MAGGIO, IL MESE DI MARIA


Carissimi,
inizia oggi il mese di Maggio, dove dobbiamo sentirci più uniti come fratelli nella vera devozione a questa splendida Madre.
Procuriamo di recitare ogni giorno una preghiera a Lei dedicata...il Rosario...la Preghiera delle TRE AVE MARIA... rimaniamo uniti tutti in preghiera per le intenzioni della Vergine Santissima.

Vi invio, come riflessione, l'introduzione del Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Grignion de Montfort, un libro che consiglio vivamente di leggere.

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INTRODUZIONE

1. Per mezzo della santissima Vergine Maria Gesù Cristo è venuto al mondo, ugualmente per mezzo di lei egli deve regnare nel mondo.

2. Maria condusse una vita assai nascosta; per questo è chiamata dallo Spirito Santo e dalla Chiesa Alma Mater: Madre nascosta e segreta. La sua umiltà fu così profonda che ella non ebbe sulla terra attrattiva più potente e continua che quella di celarsi a se stessa e ad ogni creatura, per non essere conosciuta che da Dio solo.

3. Dio, per esaudirla nelle richieste ch'ella gli fece di tenerla nascosta, povera e umile, si compiacque di nasconderla nella sua concezione, nella sua nascita, nella sua vita, nei suoi misteri, nella sua risurrezione e assunzione, a quasi ogni creatura umana. I suoi genitori stessi non la conoscevano; e gli angeli si domandavano spesso l'un l'altro: «Chi è costei?» (Ct 8,5). Perché l'Altissimo la nascondeva loro; o se ne svelava loro qualcosa, ne nascondeva loro infinitamente di più.

4. Dio Padre acconsentì che ella non facesse miracoli nella sua vita, almeno di strepitosi, nonostante gliene avesse dato il potere. Dio Figlio acconsentì ch'ella non parlasse quasi mai, benché le avesse comunicato la sua sapienza. Dio Spirito Santo acconsentì che i suoi Apostoli ed Evangelisti ne parlassero pochissimo e soltanto quanto era necessario per far conoscere Gesù Cristo, sebbene fosse la sua Sposa fedele.

5. Maria è l'eccellente capolavoro dell'Altissimo, di cui egli si riservò la conoscenza e il possesso. Maria è la Madre ammirabile del Figlio, che si compiacque di umiliarla e nasconderla nella sua vita, per assecondare la sua umiltà, trattandola col nome di donna, mulier, come un'estranea, benché nel suo cuore la stimasse e l'amasse più di tutti gli angeli e gli uomini. Maria è la fonte sigillata e la Sposa fedele dello Spirito Santo, ove egli solo può entrare. Maria è il santuario e il riposo della Santissima Trinità, dove Dio si trova in modo più sublime e divino che in qualsiasi altro luogo dell'universo, senza escludere la sua dimora sopra i cherubini e i serafini; e non è permesso a nessuna creatura, per quanto sia pura, entrarvi senza un grande privilegio.

6. Io dico con i santi: la divina Maria è il paradiso terrestre del nuovo Adamo, ove s'incarnò per opera dello Spirito Santo, per operarvi meraviglie incomprensibili. È il grande e divino mondo di Dio, ove sono bellezze e tesori ineffabili. È la magnificenza dell'Altissimo, ove egli nascose, come nel suo seno, il suo unico Figlio, e in lui tutto quanto vi è di più eccellente e di più prezioso. Oh! quante cose grandi e nascoste Dio onnipotente operò in questa creatura ammirabile, come ella stessa fu obbligata a dire, malgrado la sua profonda umiltà: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente» (Lc 1,49). Il mondo non le conosce, perché ne è incapace e indegno.

7. I santi hanno detto cose meravigliose di questa santa città di Dio; e non furono mai tanto eloquenti e contenti, come essi confessano, come quando parlarono di lei. Ciononostante, esclamano che l'altezza dei suoi meriti, che ella ha elevati fino al trono della Divinità, non si può scorgere; che la larghezza della sua carità, che ella ha più estesa della terra, non si può misurare; che la grandezza della sua potenza, che ella ha perfino su un Dio, non si può comprendere; e infine, che la profondità della sua umiltà e di tutte le sue virtù e grazie, che sono un abisso, non si può sondare. O altezza incomprensibile! O larghezza ineffabile! O grandezza smisurata! O abisso impenetrabile!

8. Tutti i giorni, da un capo all'altro della terra, nel più alto dei cieli, nel più profondo degli abissi, tutto predica, tutto pubblica l'ammirabile Maria. I nove cori degli angeli, gli uomini di ogni sesso, età, condizione, religione, buoni e cattivi, perfino i demoni, sono obbligati a chiamarla beata, volentieri o no, dall'evidenza della verità. Tutti gli angeli in cielo le cantano incessantemente, come dice san Bonaventura: «Santa, santa, santa Maria, Madre di Dio e Vergine»; e le offrono milioni e milioni di volte al giorno la Salutazione angelica: «Ave Maria, ecc.», prostrandosi davanti a lei e domandandole come grazia di onorarli di qualche suo comando. Perfino san Michele, dice sant'Agostino, quantunque il principe di tutta la corte celeste, è il più zelante nel renderle e farle rendere ogni sorta di onori, sempre in attesa di avere l'onore di andare, ad una sua parola, a rendere servizio a qualcuno dei suoi servi.

9. Tutta la terra è piena della sua gloria, particolarmente presso i cristiani dove ella è scelta quale patrona e protettrice in parecchi regni, province, diocesi e città. Parecchie cattedrali sono consacrate a Dio sotto il suo nome. Non vi è chiesa senza altare in suo onore; non contrada dove non si trovi qualche sua immagine miracolosa, dove ogni specie di male viene guarito e ogni sorta di bene ottenuto. Quante confraternite e congregazioni in suo onore! quanti ordini religiosi sotto il suo nome e la sua protezione! quanti confratelli e consorelle di tutte le confraternite e quanti religiosi e religiose di tutti gli ordini religiosi pubblicano le sue lodi e annunciano le sue misericordie! Non vi è bambino che, balbettando l'Ave Maria, non la lodi; non vi è peccatore che, nella sua stessa durezza, non abbia in lei qualche scintilla di fiducia; non vi è nemmeno demonio nell'inferno che, temendola, non la rispetti.

10. Dopo questo bisogna dire veramente con i santi:

«De Maria numquam satis».

Maria non è stata ancora abbastanza lodata, esaltata, onorata, amata e servita. Ella merita ancora più lodi, ossequi, amore e servizi.

11. Dopo questo bisogna dire con lo Spirito Santo: «Tutta la gloria della figlia del Re è nell'interno» (Sal 45,14), come se tutta la gloria esteriore che le rendono a gara il cielo e la terra fosse nulla, in paragone di quella che riceve interiormente dal Creatore, e che non è conosciuta dalle piccole creature, che non possono conoscere il segreto dei segreti del Re.

12. Dopo questo bisogna esclamare con l'Apostolo: «Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo» (1 Cor 2,9) le bellezze, le grandezze, le perfezioni di Maria, il miracolo dei miracoli della grazia, della natura e della gloria. Se volete comprendere la Madre, dice un santo, comprendete il Figlio. Ella è una degna Madre di Dio: «Qui ogni lingua rimanga muta».

13. Il cuore mi ha dettato tutto ciò che ho scritto, con gioia particolare, per mostrare che la divina Maria non è stata finora conosciuta, e che è una delle ragioni per cui Gesù Cristo non è conosciuto come deve esserlo. Se dunque, come è certo, la conoscenza e il regno di Gesù Cristo devono venire nel mondo, ciò sarà necessaria conseguenza della conoscenza e del regno della santissima Vergine Maria, che l'ha messo al mondo la prima volta e lo farà risplendere la seconda

Chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo ti senti sballottare tra bufere e tempeste, non distogliere lo sguardo da questa Stella se non vuoi essere sommerso. Se si alzano i venti delle tentazioni, se ti scontri contro gli scogli delle sofferenze, guarda la Stella, invoca MARIA.Se sei turbato dalle tue colpe, confuso dal miserabile stato della tua coscienza, se stai per farti dominare dalla tristezza o cadere nel baratro della disperazione, pensa a MARIA.Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi, pensa a MARIA, invoca MARIA.Seguendo Lei non sbaglierai pensando a Lei, non peccherai; tenendoti stretto a Lei, non cadrai.
Se L’avrai come protettrice, non avrai di che temere; sotto la Sua guida, ti sarà leggera ogni fatica; e avendoLa propizia, raggiungerai facilmente al Paradiso.

S. GIUSEPPE LAVORATORE


Monaci Benedettini Silvestrini
Il Figlio del carpentiere


Celebriamo la memoria di san Giuseppe di cui non sappiamo molto. Giuseppe, anche lui, come la Madonna Santissima, l'uomo di fede, di fede e di speranza. Anche lui ha creduto, ha creduto alla parola, senza pretendere di capire tutto, come Maria. Il vangelo ci presenta proprio questa famiglia, famiglia di Giuseppe, una famiglia semplice... eppure Gesù sa parlare bene... anche se non ha studiato nelle scuole di Gerusalemme stupisce per la sua saggezza. Oggi la nostra attenzione però viene spostata al lavoro. San Giuseppe lavoratore... La reazione della gente di Nazaret, nel vangelo di oggi, a proposito della sapienza di Gesù fa pensare al capitolo del Siracide, che contrappone il lavoro manuale e la legge. La gente del popolo (operai, contadini) dice il Siracide, mette tutta la sua attenzione nelle cose materiali; lo scriba invece ha pensieri profondi, cerca le cose importanti e può essere consultato per il buon andamento della città. La gente di Nazaret si domanda: «Da dove mai viene a costui questa sapienza. Non è il figlio del carpentiere?», che non ha studiato e non può avere cultura? È chiaro: la sapienza di Gesù è sapienza divina ed egli ha assistito varie volte sul mistero di Dio che viene rivelato ai piccoli, ai semplici e nascosto ai sapienti ed ha criticato gli scribi che dicono e non fanno.
D'altra parte il Vangelo insiste anche sulla parola: è necessario, dobbiamo, accogliere la parola di Dio! E soltanto se ci ispiriamo alla parola di Dio il nostro lavoro vale, il nostro lavoro ha un valore costruttivo, costruiamo, creiamo il mondo con Dio. «Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». Tutto quello che facciamo, tutti i lavori, lavori materiali, intellettuali, sia lo studio, sia la carità fraterna, lo facciamo per il Signore... Il Vangelo ci dice, che il nostro servizio deve essere sincero, umile, dobbiamo avere la disponibilità nella carità, tutto questo per essere uniti a Gesù, figlio del carpentiere, quel Figlio, che ha dichiarato di essere venuto a servire e non per essere servito. La vera dignità consiste proprio in questo, nel servizio dei fratelli, secondo le proprie capacità, in unione con Gesù, Figlio di Dio. Verifichiamo la nostra scala di valori, per renderla sempre più aderente ai pensieri di Dio.

L'intensità della vita interiore di un monaco si può misurare dal modo di accostarsi al lavoro, dalla pazienza nell'affrontare le fatiche e dalla capacità di utilizzare il tempo.Dalla Regola de "La fraternità di Nazareth"

Non si deve dire: «Ma io prego» per giustificare la propria pigrizia, il proprio orrore alla fatica. Coloro che evitano il lavoro adducendo questo pretesto ricordino bene ciò che dice l'Ecclesiaste: "Ogni cosa va fatta a suo tempo".Basilio il Grande

giovedì 30 aprile 2009

LA DEVOZIONE DELLE 3 AVE MARIA



Dice Gesù (Mt 16,26): "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'ani­ma sua?". L'affare perciò più importante di questa vita è la salvezza eterna. Volete salvar­vi? Siate devoti della Vergine Santissima, Me­diatrice di tutte le grazie, recitando ogni giorno Tre Ave Maria.

Santa Matilde di Hackeborn, monaca be­nedettina morta nel 1298, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Ma­donna di assisterla in quel momento estremo. Consolantissima fu la risposta della Madre di Dio: "Sì, farò quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno Tre Ave Maria: la prima per ringraziare l'Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli; la terza per onorare lo Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più miseri­cordiosa".

La speciale promessa della Madonna vale per tutti, eccetto per coloro che le recitano con ma­lizia, con l'intenzione di proseguire più tran­quillamente a peccare. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell'ot­tenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene, al Con­gresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, P. Giambattista de Blois rispondeva così: "Se que­sto mezzo vi sembrerà sproporzionato, .dovete prendervela con Dio stesso che ha concesso al­la Vergine tale potere. Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine SS. ma, nella potenza d'intercessione risponde con generosità pro­porzionata al suo immenso amore di Madre".

L'elemento specifico di questa devozione è l'intenzione di onorare la SS. Trinità per aver reso la Vergine partecipe della sua potenza, sa­pienza e amore.

Questa intenzione, però, non esclude altre buone e sante intenzioni. La prova dei fatti con­vince che questa devozione è di grande effica­cia per ottenere grazie temporali e spirituali. Un missionario, fra' Fedele, scriveva: "I felici risultati della pratica delle Tre Ave Maria sono così evidenti e innumerevoli che non è possibile registrarli tutti: guarigioni, conversioni, lume nella scelta del proprio stato, vocazioni, fedeltà alla vocazione, vittoria sulle passioni, rasse­gnazione nella sofferenza, difficoltà insormon­tabili superate...".

Alla fine del secolo scorso e nei primi due decenni dell'attuale, la devozione delle Tre Ave Maria si diffuse rapidamente in vari paesi del mondo per lo zelo di un cappuccino francese, P. Giovanni Battista di Blois, coadiuvato dai mis­sionari.

Essa diventò una pratica universale quando Leone XIII concesse indulgenze e prescrisse che il Celebrante recitasse con il popolo le Tre Ave Maria dopo la S. Messa. Questa prescrizio­ne durò fino al Concilio Vaticano II.

Durante la persecuzione religiosa nel Messi­co Pio X in una udienza a un gruppo di Messi­cani disse: "La devozione delle Tre Ave Maria salverà il Messico".

Papa Giovanni XXIII e Paolo VI impartirono una benedizione speciale a quanti la propagano. Diedero impulso alla diffusione numerosi Cardinali e Vescovi.

Molti Santi ne furono propagatori. Sant' Alfonso Maria de' Liquori, come predicatore, confessore e scrittore, non cessò d'inculcare la bella pratica. Voleva che tutti l'adottassero:

Preti e religiosi, peccatori e anime buone, bam­bini, adulti e vecchi. Tutti i Santi e beati reden­toristi, fra i quali S. Gerardo Maiella, ne eredi­tarono lo zelo.

S. Giovanni Bosco la raccomandava viva­mente ai suoi giovani. Anche il beato Pio da Pietrelcina ne fu zelante propagatore. S. Gio­vanni B. de Rossi, che .ogni giorno dedicava fi­no a dieci, dodici ore al ministero delle confes­sioni, attribuiva alla recita quotidiana delle Tre Ave Maria la conversione di peccatori ostinati.

Chi recita ogni giorno l'Angelus e il S. Rosa­rio non ritenga un sovrappiù questa devozione. Consideri che con l'Angelus onoriamo il miste­ro dell'Incarnazione; con il S. Rosario meditia­mo i misteri della vita del Salvatore e di Maria; con la recita delle Tre Ave Maria onoriamo la SS. Trinità per i tre privilegi concessi alla Ver­gine: potenza, sapienza e amore.

Chi ama la Mamma Celeste non esiti ad aiu­tarla a salvare le anime per mezzo di questa pratica facile e breve, ma tanto efficace.

Possono diffonderla tutti: sacerdoti e religio­si, predicatori, madri di famiglia, educatori ecc..

Non è un mezzo di salvezza presuntuoso o superstizioso, ma l’autorità della Chiesa e dei santi insegna che la salvezza è nella costanza del proposito (cosa non tanto facile come può sembrare, questo ossequio alla Vergine SS. recitato ogni giorno, a qualunque costo, ottiene misericordia e salvezza.

Anche tu si fedele ogni giorno, diffondi la recita a chi desideri maggiormente che si salvi, ricorda che la perseveranza nel bene ed una buona morte sono grazie che si chiedono, in ginocchio, ogni giorno come tutte le grazie che ti stanno a cuore.

(Da: Una chiave del Paradiso, G. Pa­squali).



Prima di iniziare questa devozione, medita sui numeri dal 249 al 254 del Trattato della vera devozione a Maria, ti accorgerai che tanti cristiani recitano l’Ave Maria, ma pochi la conosco a fondo.

Tu pregala con frequenza e come espressione del tuo amore e della tua fede:

- negli Angeli (Ave)

- nella potenza e grandezza del S. Nome di Maria (o Maria)

- nel mistero della pienezza di grazia in Maria fin dal primo istante della sua Immacolata Concezione (piena di grazia)

- nell’unione di Dio con le anime, quella di Maria, la tua, le nostre, per mezzo della Grazia, vita di Dio in noi! (il Signore è con te)

- nella grandezza e nella bontà della Prediletta fra tutte le donne ( tu sei benedetta fra le donne)

- nel mistero dell’Incarnazione, ove Gesù inizia la nostra salvezza (e benedetto il frutto del tuo seno Gesù)

- nella Divina Maternità e nella sua perpetua Verginità (Santa Maria, Madre di Dio)

- nella Mediazione di Maria (prega per noi)

- nella misericordia di Maria e nella gravità del peccato ( peccatori)

- nel bisogno della grazia e nella continua ed efficace protezione di Maria (adesso)

- nei novissimi e nell’intervento di Maria per una buona morte (e nell’ora della nostra morte)

- nella gloria che desideriamo ed attendiamo per l’aiuto di Maria SS. (Amen)



PRATICA
Prega devotamente ogni giorno così, mattina o sera (meglio mattina e sera):

Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dal Maligno in vita e nell'ora della morte, per il Potere che ti ha concesso l'Eterno Padre.

Ave, Maria...

per la Sapienza che ti ha concesso il divin Fi­glio.

Ave, Maria...

per l'Amore che ti ha concesso lo Spirito Santo. Ave Maria...



Propagate questa devozione perché "CHI SALVA UN'ANIMA, HA ASSICURATO LA PROPRIA" (Sant'Agostino)

"NULLA È PIÙ INUTILE DI UN CRISTIANO CHE NON SI ADOPERA A SALVARE GLI ALTRI" (San Crisostomo)

ERO MALATO E MI AVETE VISITATO




1. Introduzione: «Io ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36)
Gesù, attraverso la guarigione e la consolazione dello Spirito, manifesta una particolare sensibilità per chi vive la malattia. Chiede a noi di fare altrettanto, sottolineando come egli si identifichi con chi è infermo: «Io ero malato e mi avete visitato». L’azione del visitare, nella Bibbia, è applicata anzitutto a Dio che “visita” il suo popolo (Lc 1,68). La sua non è una visita frettolosa o saltuaria, ma durevole e benevola, che partecipa alle vicende della nostra vita per portare conforto e guarigione.
A noi chiede di “visitare i malati” in questa medesima prospettiva: «Quando entrerete in una città curate i malati che vi si trovano e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio» (Lc 10,8-9). Ci è dunque chiesto di “visitarli” con il cuore di Cristo, con l’amore con cui Dio li ama, così riveleremo loro la presenza del Dio Salvatore. La vocazione cristiana può dunque trovare nella visita ai malati una delle sue più tipiche espressioni.
O Dio, noi ti ringraziamo perché hai mandato il tuo Figlio a condividere la nostra natura umana.
Egli ha preso su di sé la povertà e la debolezza di tutti gli uomini, rivelando il valore misterioso della sofferenza.

2. Ascolto della parola: «Abbi cura di lui» (Lc 10,35)
La fragilità - e con essa la malattia - fa parte del nostro vivere umano. Nessuno ne è esentato; nessuno può sottrarvisi. Come affrontare la malattia? con che spirito? come porci accanto a chi soffre? Gesù ha una sua precisa risposta che spinge su due linee: rendersi presenti per guarire/alleviare; rendersi presenti per condividere. Così egli ha fatto: «Gli portavano gli indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le
nostre malattie» (Mt 8,16-17). E a noi chiede: «Guarite gli infermi, sanate i lebbrosi...: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).
Siamo dunque invitati a intervenire con l’affetto e con le opere, come il Samaritano ebbe cura di quell’uomo che trovò mezzo morto sulla strada.

LA PREGHIERA SALVERÀ IL MALATO - Per noi cristiani, la visita ai malati ha anche lo
scopo di portare la consolazione dello Spirito, diventando presso di loro strumenti della presenza di Dio. L’apostolo Giacomo ce lo ricorda. Se non portiamo la presenza di Dio, la sola presenza umana è insufficiente a dare serenità e fiducia.

GIACOMO 5
13 Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. 14 Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. 15 E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. 16 Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza. 17 Elia era un uomo della nostra stessa natura: pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18 Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto.

RIFLETTI ... “Dio non è venuto a sopprimere la sofferenza, e neppure a spiegarla. È venuto per colmarla con la sua Presenza” (P. Claudel).
È questa presenza di Gesù che noi possiamo realizzare per i nostri fratelli ammalati, presso i nostri fratelli ammalati. Chi soffre a motivo di una malattia è poverissimo, perché manca del più grande dei beni: la salute fisica. Ha quindi bisogno del nostro tempo, delle nostre gambe, della nostra voce, della nostra comprensione, della nostra compagnia, della capacità di stare ad ascoltarlo, di una
relazione di vicinanza fedele, discreta, disponibile.
Tutto questo come singoli, ma anche come comunità cristiana, rivolgendo la nostra attenzione anche a chi assiste, spesso con impegno oltremodo gravoso, un familiare ammalato.
Occorre maggiormente coinvolgerci tutti, perché insieme sentiamo la responsabilità e la gioia di essere comunità che opera accanto ai propri malati con gratuità e disinteresse. È importante sostenere e sviluppare forme di volontariato sul territorio e nell’ambito degli ospedali, per un servizio anche organizzato all’ammalato, ispirato dalla gratuità e dalla fede. Così la comunità cristiana esprime una delle sue precipue responsabilità.
Accanto al malato non possiamo che ritornare al Vangelo, attraverso la premura e la tenerezza,incarnando quella misericordia con cui Dio riempie ciascuno di noi.

3. Intercessione: «Le mie lacrime nell’otre tuo raccogli, Signore» (sal 56,9) La realtà della sofferenza ha bisogno di vivere a contatto con la fede. Preghiamo perché chi sperimenta la malattia riesca, nonostante insicurezze e timori, a percorrere questa strada con Gesù.

Ripetiamo: ASCOLTA I TUOI FIGLI, SIGNORE
Crediamo alla tua presenza nella nostra vita e nel cuore del mondo...
Dio di speranza, risollevaci nelle prove...
Dio di salvezza, confortaci nella malattia...
Dio di fortezza, sostienici quando subiamo ingiustizie...
Dio di pace, liberaci col tuo perdono quando pecchiamo...
Dio d’amore, rialzaci quando cadiamo...
Dio più forte del dolore e della morte...
Dio di sapienza, fa’ che amiamo i fratelli come tu li ami...
Apri il nostro cuore alla sofferenza dell’uomo e del creato...
Fa’ che ascoltiamo il grido di tanti fratelli sofferenti...
Insegnaci a ispirarci ai tuoi comandamenti...
Metti una concreta dedizione nel cuore di medici e infermieri...
Sii per noi libertà e pace, novità di vita e vincolo di unità...
... (altre intenzioni)
*** Concludi con il Padre nostro.
*** Durante il mese dedicato ai malati porta con intensità i malati nella tua preghiera e cerca di visitarli ogni volta che ti è possibile.

mercoledì 29 aprile 2009

COME SAPERE SE AMIAMO DAVVERO DIO


" Il più sicuro contrassegno per sapere se uno ha l'amore di Dio, è il vedere se ha quello del prossimo. Questi due amori non vanno mai separati l'un dall'altro. E state pur certo, che quanto più vi vedrete approfittare in quello del prossimo, tanto più anche lo sarete in quello di Dio. Questa è la regola più sicura per vedere quanto uno ama Dio, vedere quanto ama il prossimo. Importa dunque molto, che miriamo con grande avvertenza, come camminiamo in questo santo amore del prossimo nostro: perché se questo è con perfezione, abbiam fatto il tutto. Perciò bisogna esaminarsi bene nelle piccole cose che occorrono senza far gran caso di certe idee grandiose, che così all'ingrosso vengono talvolta nell'orazione di voler fare e dire per lo prossimo, e non mai si mettono in opera. "

( S. Teresa di Lisieux)

lunedì 27 aprile 2009

LA DONNA NEMICA DI SATANA: "SIATE FORTI IN DIO, PREGATE! "


Chiedo scusa ai lettori: pensavo di poter fare un articolo finale, ma i richiami della Vergine sono troppo frequenti e troppo importanti per essere esauriti in una volta sola. Continuo a commentare i riferimenti a satana contenuti nei messaggi della Madonna, che sto seguendo in ordine cronologico.

“Pregate, figlioli, perchè satana non vi scuota come rami al vento; siate forti in Dio... Pregate incessantemente perchè satana non possa trarre vantaggio da voi (25.5.1988)”. Il richiamo evangelico, che sempre è presente in ogni parola della Vergine, qui è evidente. Gesù aveva messo in guardia gli apostoli perchè “Satana ha ottenuto il permesso di passari al vaglio come il grano (Luca 22,31)”; ma Gesù ha pregato perchè la fede di Pietro non crollasse e perchè lui a sua volta confermasse la fede dei fratelli.

A parte l'importanza di questo brano evangelico circa il primato di Pietro, è affermato chiaramente il potere di satana che ci vaglia tutti. La Madonna ce lo ripete; e ci ripete che con le sole nostre forze soccombiamo; occorre la preghiera, e tanta preghiera, per ottenere quell'aiuto di Dio che solo può darci vittoria. Anche nei casi di possessione diabolica, uno può liberarsi anche senza benedizioni particolari, come è accaduto a D.Calabria; ma non può liberarsi senza tanta preghiera.

“Non abbiate paura, perchè io sono con voi anche quando pensate che non esista via d'uscita e che satana regna” (25.7.1988). Anche questa è una grossa tentazione. Quando tutto va male (salute, affetti familiari, lavoro...), ci si perde d'animo e si ha l'impressione che il male sia più forte del bene. “Perchè i perversi trionfano? Perchè alle canaglie tutto riesce bene?”; già il salmista si poneva queste domande. La Madonna ci invita al coraggio, alla fiducia, assicurandoci la sua materna presenza e quindi il suo intervento. Ma vuole da noi un abbandono pieno e tanta preghiera: “Satana è forte; perciò, figlioli, accostatevi al mio Cuore materno con una preghiera incessante” (25,10.1988). Gesù, tra i tanti doni, ci ha dato Maria SS.; coraggio, quindi, e cacciamo via ogni tentazione di pessimismo.

Ma occorre anche la nostra scelta decisa per il Signore. “Pregate affinchè possiate decidervi solamente per Dio, senza alcuna influenza satanica” (25.11.1989). Gesù ci ha detto chiaramente che non possiamo servire due padroni; la Madonna insiste su questa decisione, di essere interamente dalla parte di Dio, perchè sa che ognuno di noi è un artista del compromesso. Ognuno di noi è tentato di fare andare d'accordo la sua fede religiosa con le idee del mondo, l'egoismo, la ricerca dei beni terreni, l'accondiscendenza alle passioni, e via di questo passo. Prendo ad esempio dei casi—limite. Quando benedico ossessi, molte volte il punto di partenza è una buona confessione, un cambiamento di vita. Spesso sono colpite persone che vivono una posizione matrimoniale irregolare, che hanno commesso il delitto d'aborto, che covano in cuore un rancore a cui non sanno rinunciare. Occorre una vera conversione e ho trovato molto utile il rinnovo delle promesse battesimali, insistendo sulla rinuncia a satana e ad ogni legame con lui, volontario o involontario (quando è stato causato da altri). Il Vangelo è esigente; non tollera compromessi, o, come si esprime il profeta Elia, non tollera che si cammini zoppicando, un po' col Signore e un po' col mondo.

Il demonio cerca poi di entrare in noi anche attraverso vie particolari, molto comuni, che la Madonna ci segnala: “Pregate e non permettete a satana di operare nella vostra vita attraverso i malintesi, le incomprensioni e la mancanza di accoglienza tra gli uni e gli altri” (25.1.1990). Gesù ci vuole un cuor solo e un'anima sola. Ma noi siamo tutti deboli, difettosi, permalosi; facili al pettegolezzo e a legarci le cose al dito, se ci sembra che qualcuno ci abbia fatto un torto, I malintesi e le incomprensioni sono inevitabili, dato che non siamo perfetti. Dobbiamo sapere passarci sopra, perdonare, compatire, dimenticare; e renderci conto che abbiamo anche noi tanto da farci compatire e perdonare. Perchè se si spezza la carità tra noi è impossibile che resti l'unione con Dio: i due grandi precetti dell'amore sono interdipendenti. 11 demonio lo sa bene; cerca allora di creare divisioni tra noi per arrivare poi ad allontanarci da Dio. Occorre, in spirito di preghiera, avere gli occhi ben aperti su questi pericoli.


D. Se Cristo ha sconfitto satana con la sua morte, perchè sembra che questi abbia ancora tanto potere?

Qui davvero ci vorrebbe un lungo discorso. Satana è fortissimo, ma noi abbiamo da Cristo la forza per vincerlo. Per brevità, mi limito a citare il Vaticano Il: “Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta incominciata fin dalle origini del mondo... La lotta contro gli spiriti maligni continua e durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno” (Gs 37); “I fedeli debbono sforzarsi di stare saldi contro gli agguati del demonio e tenergli fronte nel giorno cattivo... Prima infatti di regnare con Cristo glorioso, finito l'unico corso della nostra vita terrena (non esiste altra prova!), compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo, per riportare ciascuno quello che fece nella sua vita mortale, odi bene odi male. E alla fine del mondo ne usciranno: chi ha operato il bene, per la risurrezione di vita; e chi ha operato il male, per la risurrezione di condanna” (Lg 48).

D.Gabriele Amorth

sabato 25 aprile 2009

NUOVO MESSAGGIO MEDJUGORIE



Messaggio del 25 aprile 2009
Cari figli, oggi vi invito tutti a pregare per la pace e a testimoniarla nelle vostre famiglie affinché la pace diventi il più grande tesoro su questa terra senza pace. Io sono la vostra Regina della Pace e la vostra madre. Desidero guidarvi sulla via della pace che viene solo da Dio. Per questo pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

LA CROCE SULLE SPALLE, CON UN SORRISO SULLE LABBRA, CON UNA LUCE NELL'ANIMA


Quanto più sarai di Cristo, più grazia avrai per la tua efficacia sulla terra e per la felicità eterna.

Ma devi deciderti a seguire la via della dedizione: la Croce sulle tue spalle, con un sorriso sulle labbra, con una luce nell'anima.

Senti dentro di te: “Come pesa il giogo che hai assunto liberamente!”... E la voce del diavolo; il fardello... della tua superbia.

Chiedi umiltà al Signore, e anche tu capirai quelle parole di Gesù: Iugurn enim meum suave est, et onus meurn leve (Mt 11, 30), che mi piace tradurre liberamente così: il mio, giogo è la libertà, il mio giogo è l'amore, il mio giogo è l'unità, il mio giogo è la vita, il mio giogo è l'efficacia.

Nell'ambiente oggi c'è una specie di paura della Croce, della Croce del Signore. Il fatto è che hanno incominciato a chiamare croci tutte le cose sgradevoli che accadono nella vita, e non sanno sopportarle con senso di figli di Dio, con visione soprannaturale. Tolgono persino le croci piantate dai nostri avi lungo le strade!

Nella Passione, la Croce ha cessato di essere simbolo di castigo, per divenire segno di vittoria. La Croce è l'emblema del Redentore: in quo est salus, vita et resurrectio nostra: lì è la nostra salvezza, la nostra vita, la nostra risurrezione.

Josemaria Escrivà

venerdì 24 aprile 2009

LA CROCE E' LA VIA MAESTRA PER LA SALVEZZA


DALLA "IMITAZIONE DI CRISTO" Libro II

Capitolo XII
LA VIA MAESTRA DELLA SANTA CROCE


1. Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: "allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell'anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.
2. Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va' pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell'anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza. Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l'alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.

3. Se porti la croce di buon animo, sarà essa a portarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni patimento avrà quella fine che quaggiù non può aversi in alcun modo. Se invece la croce tu la porti contro voglia, essa ti peserà; aggraverai te stesso, e tuttavia la dovrai portare, Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un'altra, e forse più grave. Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare? Quale santo stesse mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure Gesù Cristo, nostro signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il dolere della passione. "Era necessario - diceva - che il Cristo patisse, e risorgesse da morte per entrare nella sua gloria" (Lc 24,26 e 46). E perché mai tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa croce? Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e gioia? Sbagli, sbagli se cerchi qualcosa d'altro, che non sia il patire tribolazioni; perché tutta questa vita mortale è piena di miseria e segnata tutt'intorno da croci. Spesso, quanto più uno sarà salito in alto progredendo spiritualmente, tanto più pesanti saranno le croci che troverà, giacché la sofferenza del suo esilio su questa terra aumenta insieme con l'amore di Dio.

4. Tuttavia, costui, in mezzo a tante afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché, sopportando la sua croce, sente crescere in sé un frutto grandissimo; mentre si sottopone alla croce volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia di conforto divino. Quanto più la carne è prostrata da qualche afflizione, tanto più lo spirito si rafforza per la grazia interiore. Anzi, talvolta, per amore di conformarsi alla croce di Cristo, uno si rafforza talmente, nel desiderare tribolazioni e avversità, da non voler essere privato del dolore e dell'afflizione giacché si sente tanto più accetto a Dio quanto più numerosi e gravosi sono i mali che può sopportare Cristo. Non che ciò avvenga per forza umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per natura, essa fugge e abortisce. Non è secondo la natura umana portare e amare la croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori, sopportare lietamente le ingiurie, disprezzare se stesso e desiderare di essere disprezzato; infine, soffrire avversità e patimenti, senza desiderare, in alcun modo, che le cose vadano bene quaggiù. Se guardi alle tue forze, non potresti far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure avrai a temere il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la croce di Cristo. Disponiti dunque, da valoroso e fedele servo di Cristo, a portare virilmente la croce del tuo Signore, crocefisso per amor tuo. Preparati a dover sopportare molte avversità e molti inconvenienti, in questa misera vita. Così sarà infatti per te, dovunque tu sia; questo, in realtà, troverai, dovunque tu ti nasconda. Ed è una necessità che le cose stiano così. Non c'è rimedio o scappatoia dalla tribolazione, dal male o dal dolore, fuor di questo, che tu li sopporti. Se vuoi essere amico del Signore ed essergli compagno, bevi avidamente il suo calice. Quanto alle consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui, con queste, come meglio gli piacerà. Ma, da parte tua, disponiti a sopportare le tribolazioni, considerandole come le consolazioni più grandi; giacché "i patimenti di questa nostra vita terrena", anche se tu li dovessi, da solo, sopportare tutti, "non sono nulla a confronto della conquista della gloria futura" (Rm 8,18).

5. Quando sarai giunto a questo punto, che la sofferenza ti sia dolce e saporosa per amore di Cristo, allora potrai dire di essere a posto, perché avrai trovato un paradiso in terra. Invece, fino a che il patire ti sia gravoso e tu cerchi di fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà dietro dappertutto la serie delle tribolazioni. Ma le cose poi andranno subito meglio, e troverai pace, se ti sottoporrai a ciò che è inevitabile, e cioè a patire e a morire. Anche se tu fossi innalzato fino al terzo cielo, come Paolo, non saresti affatto sicuro, con ciò, di non dover sopportare alcuna contrarietà. "Io gli mostrerò - dice Gesù - quante cose egli debba patire per il mio nomo" (At 9,16). Dunque, se vuoi davvero amare il Signore e servirlo per sempre, soltanto il patire ti rimane. E magari tu fossi degno di soffrire qualcosa per il nome di Gesù! Quale grande gloria ne trarresti; quale esultanza ne avrebbero i santi; e quanto edificazione ne riceverebbero tutti! Saper patire è cosa che tutti esaltano a parole; sono pochi però quelli che vogliono patire davvero. Giustamente dovresti preferire di patire un poco per Cristo, dal momento che molti sopportano cose più gravose per il mondo.

6. Sappi per certo di dover condurre una vita che muore; sappi che si progredisce nella vita in Dio quanto più si muore a se stessi. Nessuno infatti può comprendere le cose del cielo, se non si adatta a sopportare le avversità per Cristo. Nulla è più gradito a Dio, nulla è più utile per te, in questo mondo, che soffrire lietamente per Cristo. E se ti fosse dato di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo, piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile a Cristo e più conforme a tutti i santi. Infatti, il nostro merito e il progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con l'esempio. Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: "Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale, attentamente lette e meditate tutte queste cose, sia questa, "che per entrare nel regno di Dio, occorre passare attraverso molte tribolazioni" (At 14,22).

giovedì 23 aprile 2009

CHIARA LUCE BADANO: SE LO VUOI TU GESU', LO VOGLIO ANCH'IO!







A Sassello, ridente paese dell'appennino ligure appartenente alla diocesi di Acqui, il 29 ottobre 1971 nasce Chiara Badano, dopo che i suoi genitori l'hanno attesa per ben 11 anni. Il suo arrivo viene ritenuto una grazia della Madonna delle Rocche, alla quale il papà è ricorso in preghiera umile e fiduciosa.

Chiara di nome e di fatto, con occhi limpidi e grandi, dal sorriso dolce e comunicativo, intelligente e volitiva, vivace, allegra e sportiva, partecipa alla vita della parrocchia ed ha tanti amici.

E' sana, ama la natura ed il gioco, ma si distingue fin da piccola per il suo amore a Gesù e alla Madonna; ha una particolare attrattiva per gli “ultimi” che copre di attenzioni e di servizi, rinunciando spesso a momenti di svago. Sogna di partire per l’Africa e fin dall’ asilo versa i suoi risparmi in una piccola scatola per i “suoi” negretti.

E’ una ragazza normale, con un qualcosa in più: ama appassionatamente Gesù e nel suo amore coinvolge i genitori e chi l’avvicina. Unica differenza dagli altri ragazzi: è docile alla grazia e al disegno di Dio su di lei, che le si svelerà a poco a poco.Dai suoi quaderni traspare la gioia e lo stupore nello scoprire la vita: è felice. A 9 anni entra nel Movimento GEN e da allora, in modo particolare, la sua vita è tutta in ascesa, una ricerca di “mettere Dio al primo posto”.

Prosegue gli studi fino al Liceo classico, quando a 17 anni, all’improvviso, un lancinante spasimo alla spalla sinistra svela tra dolorosi esami ed inutili interventi un osteosarcoma, dando inizio ad un calvario che durerà circa tre anni.

Chiara non piange, non si ribella: subito rimane assorta in silenzio, ma dopo soli 25minuti dalle sue labbra esce il sì alla volontà di Dio, nell’amore al suo “Gesù abbandonato”. Non perderà mai il suo luminoso sorriso e, mano nella mano con i genitori affronta cure dolorosissime e trascina nello stesso Amore chi l’avvicina.

Rifiutata la morfina perché le toglie lucidità, dona tutto per la Chiesa, la Diocesi, i giovani, i lontani, il Movimento, le missioni..., rimanendo serena e forte, convinta che “il dolore abbracciato rende liberi”. Ripete: “Non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare”.

La sua cameretta, in ospedale a Torino (Regina Margherita) e a casa, è luogo di incontro, di apostolato, di unità: è la sua chiesa. Anche i medici, talvolta non praticanti, rimangono sconvolti dalla pace che aleggia intorno a lei, ed alcuni si riavvicinano a Dio. Ancor oggi la ricordano, ne parlano e la invocano.

Diceva agli amici: “... Voi non potete immaginare qual è ora il mio rapporto con Gesù... Avverto che Dio mi chiede qualcosa di più, di più grande. Forse potrei restare su questo letto per anni, non lo so. A me interessa solo la volontà dì Dio, fare bene quella nell’attimo presente: stare al gioco di Dio”. E ancora: “Ero troppo assorbita da tante ambizioni, progetti e chissà cosa. Ora mi sembrano cose insignificanti, futili e passeggere… Ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela. Se ora mi chiedessero se voglio camminare (l’intervento la rese paralizzata con dolorosissime e continue contrazioni alle gambe), direi di no, perché così sono più vicina a Gesù”.

Alla mamma preoccupata continua a ripetere: “Fidati di Dio, poi hai fatto tutto”; e “Quando io non ci sarò più, segui Dio e troverai la for­za di andare avanti”.

Chi la va a trovare esprime i suoi ideali, mettendo gli altri sempre al primo posto. Al “suo” vescovo, Mons. Livio Maritano, mostra un affetto particolarissimo; nei loro ultimi, brevi ma intensi incontri, un’atmosfera soprannaturale li avvolge: nell’Amore diventano una cosa sola; sono Chiesa!

Ma il male avanza e i dolori aumentano. Non un lamento; sulle sue labbra: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”.

Chiara si prepara all’incontro: “E’ lo Sposo che viene a trovarmi” e sceglie il suo abito da sposa, i canti e le preghiere per la sua Messa; il rito dovrà essere una festa.

Ricevendo per l’ultima volta Gesù Eucaristia appare immersa in Lui e supplica che le venga recitata “quella preghiera: Vieni, Spirito Santo, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce”.

Per saperne di più visita il sito: http://www.chiaralucebadano.it/

martedì 21 aprile 2009

PAOLO BROSIO: SULLA VIA DI MEDJUGORJE


Una storia emblematica. Come Paolo Brosio è andato a Medjugorje…

Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall'altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.

“Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.
Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.

“Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un'immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.
Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?

“No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall'inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.
Poi cosa è successo?

“Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi' con Fede e lasciai mia moglie”.
In senso professionale…

“Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.
Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti.

“Esatto”.
Poi nel 1996 approdi al salotto di “Quelli che il calcio…” e fai l'inviato per Fabio Fazio.

“Sì, le cose vanno a gonfie vele. Scrivo libri che vendono un sacco di copie, faccio fior di programmi in Rai, dal Giro d'Italia a Domenica in, da Linea verde all'Isola dei famosi. Poi torno a Mediaset con lo sport, le prime serate, Stranamore. Insomma una carriera fortunatissima, durante la quale incontro un'altra ragazza che mi fa innamorare e che diventa mia moglie”.
Stavolta una storia felice?

“In realtà seguono quattro anni di scontri familiari. Nel frattempo era morto mio padre. E' stato un dolore fortissimo. Era una persona meravigliosa, al contrario del figlio scellerato che sono io. Era il mio punto di equilibrio”.
Anche tua mamma è una persona straordinaria.

“Sì, un carattere forte, combattente, toscana verace, donna simpatica e sincera, di grande fede. Ma, come tutti quelli che hanno una forte personalità, non è facile starle vicino. Io ci ho litigato di continuo. Mio padre però era perfetto per lei, calmo, buono, umile pur essendo molto colto, un grande esperto di letteratura inglese antica. Era il pilastro della mia vita”.
La sua perdita è stata una mazzata per te.

“Terribile. Ma poi è arrivata l'altra, il naufragio con mia moglie. Ognuno per la sua strada. Per me un dolore infinito. A cui ho reagito nel modo peggiore”.
Cioè?

“Con la logica mondana che dice ‘chiodo scaccia chiodo', cose contrarie al cammino con Gesù”.
Era un tentativo di dimenticare, di lenire il dolore?

“Sì, accusavo un grande vuoto, sempre più grande. Io sono andato in crisi su tutto. Quell'abbandono mi ha spaccato il cuore. Oggi però ho capito che proprio da quella mia disperazione sono sbocciate sulle mia labbra quelle parole che mi hanno salvato: Ave Maria”.
Eri religioso?

“Ma figurati. Ogni tanto capitavo distrattamente in chiesa, ma la mia vita era altrove. Ricordavo a fatica tre preghiere. Neanche il Gloria al Padre. Il Credo lo sto imparando ora. Ma quelle “Ave Maria” ripetute fra le lacrime, tante e tante volte, mi hanno salvato perché stavo percorrendo sentieri scuri, veramente brutti, credimi”.
Di che tipo?

“Beh, sentieri brutti per dimenticare mia moglie. In realtà però, in quel modo, le cose per me andavano sempre peggio e l'angoscia era sempre più dilaniante”.
Sai che ci sarà qualche sciocco che ironizzerà?

“Guarda, io non sono nessuno e non ho da insegnare niente, ma spero che raccontare questa mia vicenda possa servire anche ad altri, perché quando precipiti nel dolore sei più vulnerabile e rischi di più di finire a fare cose brutte e irrecuperabili”.
Dicevi di quelle Ave Maria gridate nel pianto…

“Sì, mi è venuto naturale cercare la sua protezione perché di Gesù, di Dio avevo timore, invece sentivo lei come una mamma buona. La sua natura umana la sentiamo più vicina a noi, alle nostre sofferenze. Lei ha una pena infinita per chi soffre”.
Ti eri raccomandato a lei altre volte?

“Io non avevo mai pregato. Ho cominciato a pregare continuamente la Madonna perché stavo male da piangere, non riuscivo più a lavorare e più cercavo di dimenticare più combinavo guai e stavo peggio. Non avere più mio padre e mia moglie al mio fianco mi aveva fatto smarrire me stesso…”.
Poi cosa è successo?

“E' successo che, pregando, ho sentito il bisogno fortissimo di incontrare la Madonna. E dov'è che si può incontrare? In un posto solo: a Medjugorje” (Medjugorje è il villaggio della Bosnia Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 la Madre di Gesù appare ogni giorno a sei ragazzi. Milioni di persone vi si recano).
Quel tuo “bisogno di incontrarla” che hai avvertito – secondo chi è più esperto di Medjugorje – è la sua chiamata. Dunque colei che hai invocato fra le lacrime ti ha risposto, come una madre che prontamente tende le braccia al figlio caduto a terra e ferito…

“Sì. Prima di partire mi sono procurato dei libri su Medjugorje e ho letto tutto, subito, con un'avidità che ho provato solo da bambino quando leggevo Salgari”.
In effetti iniziava un'avventura tutta nuova…

“Infatti mi sono detto: questa è la mia strada. Ho perfino rimandato di sei giorni l'inizio delle puntate di Stranamore”.
E Mediaset?

“ (Ridendo) Quando alla riunione ho detto: ‘no fermi, io il 3 ho un appuntamento con la Madonna a Medjugorje', tutti mi hanno guardato chiedendosi se ero impazzito. Ma alla fine hanno dovuto cedere”.
A Medjugorje cosa è successo?

“Là, guidato da Milenko e Mirella, una quantità inimmaginabile di emozioni, di incontri, di storie. Non so come sia stato possibile in così pochi giorni. Un'esperienza fortissima della presenza della Madonna. Una pace, un silenzio, una gioia… Ho conosciuto anche Vicka (una dei veggenti). E poi i tanti ragazzi ex tossicodipendenti che là sono stati recuperati. I bimbi orfani di suor Cornelia. Insomma non ci sono parole umane per una cosa tanto sconvolgente. Appena sono tornato l'ho raccontato al mio amico Andrea Bocelli perché lui mi poteva capire: c'è stato anche lui e lì ha pure cantato”.
Il luogo che più ti ha colpito?

“Tutti, ma davanti al crocifisso di bronzo che sta dietro la chiesina, davanti a quelle gocce d'acqua, quelle lacrime, che inspiegabilmente scendono da Lui, ho abbracciato le gambe di Gesù e piangendo non l'ho più mollato. Io mi ero affidato a Maria e lei mi ha portato a stringermi a suo Figlio E lì, Antonio, ho trovato la pace”.
E cos'hai fatto?

“Ho ricevuto i sacramenti e ho scritto su un foglio tutti i nomi delle persone amiche e dei malati che gli raccomandavo e l'ho dato a Vicka perché la Madonna li benedicesse durante l'apparizione. E l'ha fatto”.
E ora?

“Ora voglio fare tutto quello che posso per quella terra che mi ha salvato. Anzi, tramite te lancio questo appello: a maggio farò un aereo per portare più gente possibile a Medjugorje. Il prezzo del viaggio organizzato, seppure basso, sarà maggiorato di un po' di euro che verranno donati all'orfanotrofio di suor Cornelia”.
Non ti ferma più nessuno… E tua madre? Chissà quanto avrà pregato quando tu stavi male?

“Oh sì, lei sente sempre Radio Maria. Da anni mi parlava di Medjugorje: guarda quanto tempo ho perso…”.

Antonio Socci

Da Libero, 22 febbraio 2009

http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm

sabato 18 aprile 2009

LA RAGIONE DELLA NOSTRA GIOIA: LA VITA ETERNA



Eremo San Biagio
Commento su Marco 16,10-11


Dalla Parola del giorno
Maria di Magdala […] andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.


Come vivere questa Parola?
La pericope dell’odierno vangelo di Marco è un riassunto narrativo dei fatti che riguardano la resurrezione. Quello che colpisce è una specie di ritornello: “ma essi non vollero credere”.
C’è stata dunque una resistenza a questo evento che, di fatto, il nostro ristretto modo umano d’intendere può accogliere solo per fede. È la fede la grande scommessa. Ed è vincente quando passiamo dall’evento risurrezione alla persona di Gesù. È stato Lui a dire di sé: “Io sono la risurrezione e la vita. Se uno crede in me non morirà in eterno”.
Il passaggio è importantissimo ed è possibile, perché in Gesù ci sono tutte le garanzie per credere. È Lui il Volto visibile di tutto l’amore del Padre. È proprio nella potenza del suo mistero di morte e di resurrezione che noi passiamo, già qui e ora, dalle nostre opacità e tristezze di cose mortali alla gioia di ciò che, all’orizzonte del cuore, già è risurrezione e vita per sempre.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi soffermerò a ‘respirare’ a tutti i livelli del mio essere la gioia di un contatto personale e profondo con Gesù. Gli chiederò di saper ascoltare dalla sua voce quel suo dirmi: “IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA. CHI CREDE IN ME NON MUORE”. E dimorerò in questo annuncio invocando lo Spirito della letizia pasquale.

La voce del Papa
Da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell'amore è più forte di quella dell'odio; la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte.Benedetto XVI