venerdì 20 febbraio 2009
GAY NON SI NASCE, SI DIVENTA
Autore: Joseph Nicolosi Curatore: Buggio, Nerella
Fonte: CulturaCattolica.it
L’identità sessuale maschile: un incontro con Joseph Nicolosi, presidente NARTH.
Milano 5 giugno 2003, teatro Silvestrianum
Alcuni di voi ascoltatori sono operatori altri genitori, giovani, educatori. Alcuni vivono con problemi di omosessualità personali, altri affrontano problemi terapeutici, educativi, di informazione, di aiuto. Vorrei che nessuno ascoltando questa conversazione si sentisse in colpa e tanto meno i genitori: lo scopo è conoscere, educarci ed educare. Dopo avere ascoltato, dipenderà da voi decidere se quello che ho detto ha un senso anche per voi. Una breve presentazione del
nostro centro NARTH: (National Association for Research and Therapy of Homosexuality ) : abbiamo aiutato ad uscire dalla omosessualità soprattutto maschile indesiderata più di mille persone e seguiamo più di cento famiglie che hanno figli
con problemi di omosessualità. Nella clinica che dirigo, (S.Tommaso d'Aquino, Encino, California), siamo in 7 psicoterapeuti, riceviamo moltissime persone da tutti gli Stati Uniti e siamo in collegamento con altri centri che operano
nello stesso senso. Narth è una organizzazione non-profit affiancata dal centro terapeutico.
Cos'è l'omosessualità: il primo concetto che diamo al cliente/paziente che viene è che non è un problema sessuale ma di identità di genere.L'omosessualità è solo il sintomo di un arresto dello sviluppo della identità di genere maschile (o femminile, nel lesbismo).
I "sintomi" che i pazienti descrivono in genere al primo incontro sono un'immagine negativa di sé, la difficoltà stabilire e a mantenere una profonda intimità che non sia sessuale con altre persone, problemi di vergogna e molti sensi di colpa
riguardo al fatto di essere la persona che si è.
Un passo importante è quindi analizzare quali sono i 4 miti gay:
1. il 10% della popolazione è gay
2. gay si nasce,
3. se si è gay lo si è per sempre
4. l'omosessualità è normale sotto ogni aspetto.
Credere in 1+2+3+4 porta alla accettazione supina e fatalistica della propria situazione, anche quando la si vive nella sofferenza e nella menzogna (e ciò accade in più dell'80% dei casi).
Quale è invece la realtà?
1. solo l'1-2% della popolazione sviluppa questa tendenza nelle società occidentali. Studi seri al riguardo hanno dimostrato per l'omosessualità una bassa incidenza anche in condizioni sociali favorenti e si è visto che il mito del 10% nasce
dall'influenza del rapporto Kinsey, che essendo omosessuale "rinforzò" le statistiche più che riportare dati scientifici ed aggiornati.
2. gay non si nasce: nel 1991 vi fu un grande clamore alla notizia della scoperta del "cervello gay" giustificazione biologica di uno stile di vita ma dopo 10 anni nessuno studio ha potuto confermare questa osservazione e neanche gli attivisti gay si basano più su questa ipotesi.
(Simon Levay: inserire breve nota bibliografica e commento critico allo studio)
3. Non si è gay per sempre: pullulano oggi tantissime storie di cambiamento che a loro volta sono state incoraggiate e incoraggiano come testimonianza altri nello stesso percorso.
4. Nella realtà concreta, la stragrande maggioranza delle persone con comportamento omosessuale soffre, anche se maschera la sofferenza. Invece i mass edia "politically correct" modificano e gonfiano l'immagine dell'omosessuale,che appare sempre bello, curato, in pace con se stesso, positivo non erotizzato né libidinoso ma anzi equilibrato.
E'invece l'eterosessuale che viene mostrato come insicuro e negativo.
Bisogna a questo punto operare una distinzione tra tolleranza ed approvazione.
La tolleranza consiste in un atteggiamento di rispetto per le scelte delle persone, se compatibili con diritti umani e civili.
Spesso è difficile orientarsi in una selva di informazioni scollegate tra loro.
Approvazione : se ne può discutere! E' un diritto civile esprimere le proprie opinioni, l'accordo o il disaccordo a partire dalla esperienze, letture, fede religiosa etc. Anche voi qui presenti alla conferenza avete il diritto di approvare o
disapprovare le mie regioni. Quindi l'atteggiamento di rispetto di fronte a tutte le persone non significa approvare tutte le loro scelte.
Gay non equivale a omosessuale
Gay è infatti una identità politica costruita attorno alla rivendicazione di una preferenza sessuale come un diritto. I gay non parlano per tutti gli omosessuali, anzi osteggiano quelli che vogliono uscire da questa condizione bloccando
l'informazione su terapie , gruppi, esperienze che li metterebbero in crisi.
Omosessuale: non esiste l'omosessualità come identità di genere, siamo tutti eterosessuali solo che, come spiego ai genitori angosciati che vengono da noi, alcuni eterosessuali hanno problemi di omosessualità che si possono risolvere.
E'una bugia della nostra società che esistano due generi sessuali, "omo" ed "etero", anche se paradossalmente anche alcuni capi di chiesa ci credono. E' la seconda grande menzogna della nostra società (la prima è che l'aborto non è un
omicidio).
Una barzelletta esemplificativa: due gay vedono in strada una ragazza bellissima e uno dice all'altro" e' in momenti come questi che vorrei essere lesbica".
Tappe della identità sessuale maschile (non parliamo di quella femminile che è molto più complessa).
Da 1 anno e mezzo a 3 anni: fase della identificazione di genere
- prima fase androgina: il bambino è ancora molto unito alla madre e ama il padre. Può identificarsi con entrambi, non sceglie. La società lo spinge ad una scelta per esempio nel momento della comparsa del linguaggio, imparando a parlare deve dire lei per la mamma e lui per il papà, suo, suo, sua, etc.
- seconda fase: tentativi di mascolinità e disindentificazione dalla madre: il bambino sente di essere maschio come il padre e cerca di avvicinarsi a lui. Se la madre lo lascia libero ed il padre è affettuoso e lo accoglie il bimbo, amando il proprio essere maschio, si identifica.
- ferita narcisistica e distacco difensivo: se il bimbo è particolarmente sensibile ed il padre non lo accoglie oppure è una modello deludente, una persona che non si accetta oppure un violento o schiacciato dalla madre e non accetta il figlio, il bambino rimane ferito nel suo io (ferita narcisistica) e non si identifica con la mascolinità rappresentata dal padre.
Moltissimi attivisti gay hanno una struttura psichica per cui, avendo subito questa ferita narcisistica si sono distaccati dallo sviluppo verso la mascolinità. Chi lotta per la liberazione politica dei gay per lo più maschera e nega la sofferenza legata alla mancanza di identità di genere bloccando il desiderio di guarire dalla ferita narcisistica. E’ la pretesa di legittimazione della cristallizzazione nella fase androgina, e la richiesta di imporre a tutta la società di riconoscere come questa sia “normale” e completa. Le società primitive aiutano i maschi a disidentificarsi dalla madre e ad entrare nella mascolinità attraverso i riti di iniziazione dove il ragazzo deve mostrare il suo valore. La nostra società al contrario non aiuta questa fase, spesso quando il padre è indifferente o assente, non significativo come modello, e trascura il bambino che riceve una ferita narcisistica e sta male.
Le femmine hanno meno problemi perché devono arricchire l’identificazione con la madre e non perderla. Per questo c’è più omosessualità maschile che lesbismo (in USA la proporzione è di 1 sola lesbica ogni 5 omosessuali maschi).
Conseguenze del distacco difensivo: il bambino “ferito” sviluppa una doppia via: si sente attratto dagli uomini (cerca il “padre”) ma allo stesso tempo ne ha paura, timore, anticipando quel senso di rifiuto o di distanza che ha già sperimentato. I pazienti omosessuali sono spesso pieni di vergogna e ansiosi, mai a loro agio con l’analista proprio per il loro problema di mancata identificazione, a differenza dei pazienti eterosessuali, che anche se con problemi sono più rilassati.
Vorrei approfondire l’importanza del padre specialmente riguardo ai due attributi di benevolenza e forza: il bambino ha bisogno di un padre che possegga entrambe le qualità per disidentificarsi dalla madre, non basta la bontà ma anche la forza, l’autorevolezza accogliente che lascia il segno nel bambino. Oggi in particolare sembra mancare soprattutto la forza (che non è machismo) nella figura maschile. Un esempio concreto: un mio paziente alla domanda “com’era suo padre?” rispose “Lo adoravo, lo consideravo un santo, era buono, scherzava, faceva il pagliaccio, ma quando mia madre lo mandava in un angolino lui stava là e mi sono fatta l’idea che l’uomo è un essere debole”. Quel paziente non volle identificarsi con il padre. Dai dati costruiti su più di 1000 casi possiamo tracciare una “tipica famiglia pre-omosessuale”, la cosiddetta “classica triade relazionale”
M<--------------->P
B--->F
M=Madre emozionalmente troppo dominante, con personalità forte
P=Padre tranquillo, estraneo, assente oppure ostile
B=bambino dal temperamento timido, introverso, sensibile artistico, con forte immaginazione.
F=fratello
Relazione:
M<-->P caratterizzata da scarsa comunicazione
M<-->B relazione “speciale” (io capisco bene la mia mamma)
P<-->B antagonistico, guardingo, a disagio.
B<-->F spesso rapporto schiacciato, antagonistico)
Posso dire di non avere mai visto un paziente omosessuale uscire da questo schema, non c’è mai quindi amore e rispetto per il padre. Se il ruolo del padre è molto importante, quello della madre è pure abbastanza importante nella genesi della omosessualità maschile sia nel suo ruolo svolto come moglie, che come madre, che nella sua auto percezione della femminilità. Una donna che si stima come donna, che come moglie ha stima del marito, accettazione dei suoi limiti, ne cerca il consiglio, attua un importante imprinting nei confronti della percezione primaria della mascolinità come fatto positivo nel figlio. La moglie che critica in continuazione il marito, lo schiaccia, lo allontana o “non lo vede” nello stesso modo ma in modo negativo influisce sulla percezione della mascolinità della prole. Se la madre si impegna a stimare il marito per esempio asseconda il bambino quando verso gli uno-tre anni vuole uscire dalla sua tutela e lo aiuta ad incontrare il padre. Un esempio: verso quella età in cui la maggiore mobilità del bambino attira il padre, lasciare che facciano giochi “da maschi” è di aiuto. Anche prestissimo, quando il bimbo è ad esempio preso in braccio e buttato in aria dal papà che lo riprende al volo, in quel momento in cui il padre ride ed il bimbo pur sperimentando una forte emozione ride pure lui fidandosi del papà il padre gli comunica una caratteristica tipicamente mascolina che cioè il pericolo può essere divertente (la madre di solito assiste terrorizzata a questo tipo di gioco!). Vi è inoltre una fisicità diversa nel tocco del papà rispetto all’abbraccio della mamma che è molto importante che il bambino sperimenti. In caso di mancato “aggancio” con la mascolinità rappresentata dal padre vi è una distorsione della percezione dell’essere maschio, sintetizzabile nell’espressione: il padre come mistero. Il bimbo,/ragazzo/uomo dice “conosco benissimo” mia madre, quello che passa per la sua testa, invece mio padre è un mistero, non so come la pensa, non lo conosco sul serio.
Dai 5 ai 12 anni, (fase di latenza) spesso si sviluppa un tipico comportamento del bambino preomosessuale: anche se non è detto in modo matematico che poi lo sviluppi in senso sicuramente omosessuale, il disturbo di identità di genere nell’infanzia è altamente predittivo (75%) di omosessualità, bisessualità o transessualismo nell’età adulta. Questo comportamento è caratterizzato da scarse relazioni con i coetanei dello stesso sesso, spesso si tratta di un bambino che “resta a guardare dalla finestra”, cioè dal di fuori, in qualche modo segregato in un ambito “femminile”, escluso, il gioco dei coetanei maschi, che, come il padre, sono percepiti come “mistero”. Il distacco difensivo (con l’anticipazione del rifiuto legato anche alla confusa percezione di inadeguatezza fisica, incapacità relazionale, emotiva) inizialmente messo in atto nei confronti del padre viene trasferito anche coi coetanei. Dalla fisicità del contatto maschile vi è un distacco che si attua attraverso un non essere sportivo, preferire i giochi delle bambine, avere quindi atteggiamenti da “femminuccia”, il bimbo vorrebbe imitare i maschi ma si sente debole, inadeguato, incapace, e inizia perciò ad ammirarli dall’esterno, con un inizio di attrazione omosessuale. Nessuno in genere a questo punto avvisa i genitori perché cerchino un aiuto, per evitare che il bambino sviluppi un falso sé da cui sarà difficile liberarsi più tardi.
Di questo percorso ho scritto in dettaglio con mia moglie nel 2002 un libro ricco di documentazione e di esempi concreti che ha avuto un’accoglienza piena di interesse negli USA e che sarà disponibile nella traduzione italiano in autunno (Linda e Joseph Nicolosi “Omosessualità: una guida per genitori”, edizioni Sugarco, attualmente disponibile nelle librerie).
Il “falso sé del bravo bambino” è caratterizzato da:
- Finzione (o “azione teatrale”): il bambino frustrato nella relazione spontanea e gioiosa con il padre abbandona le espressioni genuine della sua mascolinità e sviluppa un sé costruito con la fantasia e “recitato”: recita la parte del bravo bambino. E a proposito di “recite” vorrei riportarvi un episodio raccontatomi da un paziente: da bambino a scuola gli affidarono in una recita scolastica la parte del “padre”: tornato a casa si sentì redarguire dalla madre che gli disse:”torna a scuola e fatti dare la parte di qualcuno che parla”. Perfetta sintesi che esemplifica la triade familiare di cui parlavamo sopra a proposito dell’imprinting verso la mascolinità fornito dalla famiglia!
- Alienazione dal corpo: eccessivo pudore nella fanciullezza, spesso contrapposto a esibizionismo nell’età adulta. Un esempio: ricorda un paziente come, non sentendo di “possedere” il corpo maschile, da bambino non si vergognava di fare il bagno in presenza della mamma e della zia, eppure si coprì pieno di vergogna quando arrivò uno zio chiamato dalla zia per sistemare un problema idraulico della vasca. Da adulto vi è una reazione verso questo eccesso di pudore che si manifesta attraverso la ricerca di corpi virili a compenso di questo “corpo mancante”.
L’impatto dell’abuso/contatto sessuale uomo-bambino rispetto all’esito dell’omosessualità: nella mia esperienza 1/3 dei pazienti con pulsioni omosessuali ha subito abusi da parte di adulti o ragazzi più grandi. Particolarmente nefasto rispetto agli esiti è l’effetto del mix vergogna per ciò che viene percepito come “anomalo”, senso di trasgressione/richiesta di segretezza/l’eccitazione o il piacere eventualmente provato e la sensazione di “appagamento affettivo” sperimentato grazie al fatto che spesso chi ha compiuto il gesto sessuale ha circuito il bambino-ragazzo facendolo oggetto di attenzioni, regalini ecc che incontrano un vuoto/fame psicologici di mascolinità reali.
Chi ha subito un abuso tende a perpetrarlo a sua volta, anche come meccanismo difensivo rispetto al senso di colpa che ne consegue. E’ significativo come gli attivisti gay in USA cercano di fare pressione per fare abbassare l’età dei cosiddetti “diritti sessuali” per evitare l’accusa di abuso se non addirittura di pedofilia.
CONTINUA............
http://www.tradizione.biz/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=77
BENIGNI HA TOPPATO! OSCAR WILDE AVREBBE DATO RAGIONE A POVIA!

Ma Oscar Wilde avrebbe dato ragione a Povia
Promuovere la libertà di scelta. Comunicato stampa del Gruppo Lot di Luca Di Tolve
di Tempi
Ogni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare un'identità gay, oppure ha diritto, se vuole, di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale. La vera violenza è impedire la libertà di scelta perché gli orientamenti sessuali possono essere cambiati. La stessa Organizzazione mondiale della sanità, se è vero che considera l'omosessualità una variante naturale dell'orientamento sessuale, è anche vero che considera un diritto cambiare il proprio orientamento sessuale quando esso è egodistonico, ovvero non desiderato.
L'OMS reputa indispensabile il rispetto della libertà e dell'autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale. (OMS, ICD-10 n. F66 1)
La stessa polemica del movimento gay contro la canzone di Povia (che parla del percorso di crescita di un giovane oltre l'omosessualità) dimostra come venga aggredito l'inalienabile diritto di scegliere e cambiare il proprio orientamento sessuale. Sembra che il movimento gay abbia addirittura preteso la riparazione preventiva del "sacrilegio" compiuto da Povia con la lettura, da parte di Roberto Benigni, di una corrispondenza sulla passione omosessuale fra Oscar Wilde e un suo amico. Per chi conosce la storia di Oscar Wilde e di sua madre questo è un vero boomerang che si ritorce contro l'ideologia di tanti movimenti gay che pretendono di costruire il DOGMA dell'immutabilità degli orientamenti sessuali finendo per ledere il fondamentale diritto alla libertà di scelta in merito agli orientamenti sessuali. Infatti, proprio la storia di Wilde dimostra che gli orientamenti sessuali non riguardano l'essenza biologica e immutabile di una persona ma sono varianti dell'apprendimento durante le fasi di formazione psicologica dell'identità.
LA VITA DI OSCAR WiLDE, AL CONTRARIO DELLE INTENZIONI, DA' PIENAMENTE RAGIONE PROPRIO AL MESSAGGIO CONTENUTO NELLA CANZONE DI POVIA.
La vita di Oscar sin dall'infanzia fu oppressa e segnata dai capricci di una madre intrusiva e dominante e dalla assenza della figura paterna, fra l'altro priva di ogni carisma.
La madre copriva il piccolo e sensibile Oscar di un amore ossessivo, sopravvalutandolo in ogni occasione e amava sempre vestirlo con abiti femminili.
Inutile chiedersi quale influenza ebbero il viscerale e ossessivo amore materno e le strane tendenze di "Speranza" verso questo bimbo che lei orientava verso la femminilità e verso l'identificazione con se stessa.
Ed ecco il video del Luca di cui parla Povia:
http://www.tempi.it/il-caso/005031-luca-era-gay
Su questa STORIA VERA è scattata la censura preventiva ed oscurantista delle organizzazioni gay. Una storia così in Italia non si può, non si deve raccontare. Va bene la Tatangelo che ci canta del suo amico gay e delle sue sofferenze. Non va bene un Povia che osa raccontare la storia del suo amico Luca che da gay diventa eterosessuale. La violenza non l'ha fatta Povia...ma l'hanno fatta a Povia!
giovedì 19 febbraio 2009
Possiamo convertire il mondo solo con la Croce
http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1103
In confessionale ho sentito cose che mi hanno lasciata allibita. Le chiedo un parere...
Gentile Padre Angelo,
tempo fa sono andata a confessarmi da un sacerdote della città in cui studio e non dal mio sacerdote di fiducia ed...ecco il punto dolente: io ho detto al sacerdote che offrivo le mie fatiche quotidiane e anche le mie sofferenze per la conversione dei peccatori e per il bene della Chiesa e costui mi ha detto che non crede a questa pratica e che la considera appunto una pia pratica devozionale e anche un po' pietistica. Mi ha detto inoltre che il male non ha mai senso e quindi non ha senso offrirlo. Io sono rimasta un po' allibita, soprattutto pensando a tanti santi che, trovandosi in atroci sofferenze, offrivano il loro dolore al Signore proprio per la conversione dei peccatori e per il bene della Chiesa oppure a santi che hanno considerato addirittura un dono la Croce... Ho pensato inoltre alla "Salvifici doloris" di Giovanni Paolo II in cui si sottolinea, come dice il titolo stesso, il valore salvifico della sofferenza!!! Possibile che abbia trovato un sacerdote completamente eretico?
La ringrazio per l'attenzione e le esprimo i miei più vivi complimenti per la serietà e la perizia con cui risponde alle domande di noi visitatori. Che Iddio la benedica!!
Titti
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Risposta del sacerdote
Cara Titti,
mi spiace molto che tu ti sia imbattuta in un prete che ti ha detto simili cose, ma, purtroppo, non mi meraviglio.
Penso in questo momento a santa Edith Stein, patrona dell’Europa e morta in una camera a gas durante la seconda guerra mondiale.
Prima di entrare al Carmelo era docente di filosofia ed era ricercata in tutta la Germania per le sue conferenze.
Al momento dell’ingresso in clausura, la Madre Priora si sentì in dovere di dirle che facendosi monaca non avrebbe più potuto girare il mondo per le sue lezioni o conferenze. Edith Stein rispose: “Solo la croce di Cristo salva il mondo, e io chiedo di entrare in Monastero per poter partecipare a questo mistero”.
Penso a quanto l’Eterno Padre disse a santa Caterina da Siena parlando dell’Ordine domenicano: “Sai in su che mensa san Domenico fà mangiare i figli suoi col lume della scienza?
Li fa mangiare in su la mensa della croce, dove si mangiano anime per amore di me”. Come a dire: non basta la scienza per convertire il mondo. Bisogna essere associati alla passione del Signore e fare della nostra vita, soprattutto delle nostre fatiche, un dono, per partecipare al mistero della redenzione.
Su questa linea troviamo anche San Pio da Pietralcina, il quale diceva che “le anime non vengono regalate a nessuno, ma si comprano tutte con la medesima moneta con la quale ha cominciato a comperarle Nostro Signore” (e cioè con la croce).
In fondo, san Paolo quando ai Corinti scrive: “Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2,1-2) dice la stessa cosa.
Come tu stessa osservi, Giovanni Paolo II ha scritto l’enciclica Salvifici doloris proprio per mostrare il valore salvifico della sofferenza.
Proprio perché conosceva il valore salvifico della sofferenza Tertulliano (II secolo) poté affermare che “il sangue dei martiri è la semente dei cristiani” (sanguis martyrum, semen christianorum). In questo la Chiesa ci ha sempre creduto.
Pio XII nell’enciclica Mystici Corporis ha scritto: “Mistero certamente tremendo né mai sufficientemente meditato, come cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni a questo scopo intraprese dalle membra del mistico corpo di Gesù Cristo” (MC 42).
Carissima Titti, continuiamo per la strada tracciataci da Cristo, indicata dall’Apostolo san Paolo, dalla testimonianza luminosa dei santi e soprattutto dei martiri.
Preghiamo anche per i sacerdoti e confessori.
Ti prometto un ricordo al Signore, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo
martedì 17 febbraio 2009
PADRE PIO: DISPREZZATELO E RIDETE ALTAMENTE DI LUI
Nella lotta quotidiana con Satana, Padre Pio affina le sue conoscenze delle forze del male e delle strategie che queste mettono in atto. Diventa perciò un consigliere prezioso, un direttore spirituale accorto. Le sue direttive e le sue raccomandazioni sono piene di saggezza e di prudenza. A chi si affida a lui, raccomanda di stare all’erta, di mantenere la calma, di non avere paura, di ridere del nemico, di disprezzarlo e tenere sempre presente che Gesù è vicino, non abbandona mai i suoi fratelli e lotta con loro e per loro.
«Il nemico, non bisogna illudersi, è fortissimo e non si vuole arrendere. L’anima ne comprende, alla luce che Iddio in lei infonde, tutto il pericolo che corre, se non sta sempre all’erta.» A padre Agostino.
«In una lettera ricevuta dall’Annita, mi diceva che tra le fante insinuazioni di quell’impuro apostata, si sentì gridare nell’orecchio, mentre leggeva una delle mie lettere, queste precise parole: “Non credere a quel mentitore”. Quella bestiaccia è arciconvinta che non può guadagnare quest’anima, ma vorrebbe, se le fosse possibile, ispirarle avversione a chi è destinato a dirigerla e così impedirle una maggiore perfezione. La sa lunga, ma l’anima di Dio la sa più lunga di lui.» A padre Paolino da Casacalenda.
«Teniamo per certo che se il nostro spirito è turbato, più frequenti e più diretti sono gli assalti del demonio, il quale suole approfittare di questa nostra naturale debolezza per riuscire nei suoi intenti. Stiamo bene all’erta su questo punto di non piccola importanza per noi: appena ci accorgiamo di cadere nello scoraggiamento, ravviviamo la nostra fede e abbandoniamoci nelle braccia del divin Padre.» A padre Basilio da Mirabello Sannitico.
«Voi intanto non dovete in nessun modo temere che il Signore vi lascerà in balia di Satana. Egli è fedele e non permette mai che la tentazione sia superiore alle vostre forze. Egli dà al vostro nemico tanta facoltà di molestarvi quanto serve ai suoi paterni disegni per la santificazione dell’anima vostra e per quello che sarà di maggior gloria di sua divina maestà.» A Raffaelina Cerase.
«Il nemico nostro, congiurato ai nostri danni, vuole persuadervi di tutto il contrario. Ma disprezzatelo, nel nome di Gesù, e ridete altamente di lui. Questo è il miglior rimedio per fargli battere la ritirata. Egli si fa forte con i deboli, ma con chi l’affronta con l’arma in pugno diventa un vigliacco.» A Raffaelina Cerase.
«Troppo bene ha capito la bestia immonda di non potere niente contro per farvi prevaricare. E perciò vuole sfogare il suo odio con i suoi terrori. La guerra, mia cara, contro di voi è aperta e bisogna stare vigilante in ogni ora, opporgli una forte resistenza avendo sempre l’occhio della fede rivolto al Dio degli eserciti, che combatte con voi e per voi.» A Raffaelina Cerase.
«Perché temete tanto, mia buona sorella, il vostro nemico? Non sapete che il buon Gesù è con voi sempre e che nulla può l’avversario delle anime contro chi ha risoluto di essere tutta di Dio? E un tranello di Satana per farvi perdere coraggio e arrestarvi, se fosse possibile, nelle vie dell’amore presentandovi la via della perfezione troppo ardua per voi.» A Raffaelina Cerase.
«Il furore di Satana dal quale voi vi sentite alcune volte tanto minacciata, non vi deve affatto recare meraviglia né spavento. Voi comprenderete che costui perseguita a morte le ànime che non vogliono dare ascolto alle sue pessime insinuazioni e il suo odio tanto più cresce quanto più vede svanire la speranza di possederle per farle sue. Voi intanto continuate a non dargli retta. Fortificatevi con la preghiera, con l’umiltà e con illimitata fiducia nel divino aiuto. Abbandonatevi, come figlia diletta del celeste Padre, tra le sue amorosissime braccia e non temete la guerra che vi viene mossa da Satana. Egli non può niente contro l’anima che pone tutta la sua fiducia in Dio.» Ad Annita Rodote.
«Ti rianimi a sostenere la guerra che Satana ti muove il dolce e confortante pensiero di riportare da questa prova il completo abbattimento del regno di Satana e una corona immarcescibile di eterno godimento nel regno di Dio. Non temere Satana perché non potrà nuocerti, perché tu ciò che farai lo farai tutto sotto l’influsso dell’obbedienza generale, come ti dissi a voce, ma disprezzalo e fuggilo.» A Minuccia.
«Voi sapete benissimo che il Demonio cerca sempre di travolgere le cose... Per il momento quel brutto cosaccio si con tenterebbe almeno di arrestarvi nella via della perfezione, ma non bisogna dargli questa soddisfazione.» A Raffaelina Cerase.
«Deponete ogni timore. Le azioni di Satana oramai sono distintissime in voi dalle azioni della grazia e voi ne potete oramai notare la differenza. Chi vi agita e vi tormenta è Satana. Chi vi illumina e vi consola è Dio.» A Raffaelina Cerase.
domenica 15 febbraio 2009
IL PAPA: RITORNARE ALLA CONFESSIONE PER GUARIRE DAL PECCATO
CITTA’ DEL VATICANO - "I peccati che commettiamo ci allontanano da Dio, e, se non vengono confessati umilmente confidando nella misericordia divina, giungono sino a produrre la morte dell'anima". Benedetto XVI ha voluto ricordarlo commentando all'Angelus la guarigione di un lebbroso al quale Gesu' aveva chiesto di non proclamarsi guarito prima di aver compiuto i riti della purificazione prescritti dall'ebraismo. Infatti, "la lebbra costituiva una sorta di morte religiosa e civile, e la sua guarigione una specie di risurrezione", ed in essa "e' possibile intravedere un simbolo del peccato, che e' la vera impurita' del cuore, capace di allontanarci da Dio". Per il Papa, "non e' in effetti la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da Lui, ma la colpa, il male spirituale e morale". Il lebbroso del Vangelo, pero', "non riusci' a tacere ed anzi proclamo' a tutti cio' che gli era accaduto, cosi' che, riferisce l'evangelista, ancor piu' numerosi i malati accorrevano da Gesu' da ogni parte, sino a costringerlo a rimanere fuori delle citta' per non essere assediato dalla gente". "Questo miracolo - ha spiegato il Pontefice ai 40.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro - riveste allora una forte valenza simbolica. Gesu', come aveva profetizzato Isaia, e' il Servo del Signore che 'si e' caricato delle nostre sofferenze, si e' addossato i nostri dolori'. Nella sua passione, diventera' come un lebbroso, reso impuro dai nostri peccati, separato da Dio: tutto questo fara' per amore, al fine di ottenerci la riconciliazione, il perdono e la salvezza". "Nel Sacramento della penitenza - e' stata quindi la conclusione di Benedetto XVI -, Cristo crocifisso e risorto, mediante i suoi ministri, ci purifica con la sua misericordia infinita, ci restituisce alla comunione con il Padre celeste e con i fratelli, ci fa dono del suo amore, della sua gioia e della sua pace: invochiamo la Vergine Maria, che Dio ha preservato da ogni macchia di peccato, affinche' ci aiuti ad evitare il peccato e a fare frequente ricorso al Sacramento della Confessione, il Sacramento del perdono, che oggi va riscoperto ancor piu' nel suo valore e nella sua importanza per la nostra vita cristiana". Al termine dell’Angelus, il Papa si e' poi rivolto ai fedeli polacchi sottolinenado la valenza sociale del Vangelo di questa ultima Domenica che, ha detto, "ci mostra Gesu' che, guarendo un lebbroso, si china sulla miseria, sulla malattia e sulla sofferenza umana. Lo fa amorevolmente, discretamente e gratuitamente. Incontrando la miseria umana, imitiamo Gesu', portando al prossimo un aiuto concreto, una parola di conforto e un gesto di consolazione". Tra i pellegrini di lingua italiana, infine, Benedetto XVI ha salutato i partecipanti al terzo laboratorio nazionale sul tema "Giovani e cultura: il lavoro", organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Cei nell'ambito del triennio dell'Agora' dei Giovani, il progetto che ha avuto avvio con il grande raduno del settembre 2007 a Loreto, dove per incontrare il Papa si raccolsero oltre 500.000 ragazzi.
venerdì 13 febbraio 2009
NAPOLITANO, RIPRENDITI LA MEDAGLIA!
Missionario in Paraguay restituisce l'onorificenza a Napolitano
Don Aldo Trento, responsabile di una clinica per malati terminali
ROMA, giovedì, 12 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Don Aldo Trento è dal 1989 uno dei più noti missionari della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay. Ha sessantadue anni ed è responsabile di una clinica per malati terminali di Asunción.
Il 2 giugno scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli aveva conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà. Mercoledì, don Aldo ha restituito l’onorificenza a Napolitano a causa della mancata firma del decreto che avrebbe arrestato il protocollo medico per Eluana Englaro.
“Come posso io, cittadino italiano, ricevere simile onore quando Lei, con il suo intervento, permette la morte di Eluana, a nome della Repubblica italiana?”, si è chiesto.
“Ho più di un caso come Eluana Englaro”, racconta Aldo Trento al “Foglio”. “Penso al piccolo Victor, un bambino in coma, che stringe i pugni, l’unica cosa che facciamo è dargli da mangiare con la sonda. Di fronte a queste situazioni come posso reagire al caso Eluana?”.
“Ieri mi portano una ragazza nuda, una prostituta, in coma, scaricata davanti a un ospedale, si chiama Patrizia, ha diciannove anni, l’abbiamo lavata e pulita. E ieri ha iniziato a muovere gli occhi”, afferma.
“Celeste ha undici anni, soffre di una leucemia gravissima, non era mai stata curata, me l’hanno portata soltanto per seppellirla. Oggi Celeste cammina. E sorride”.
“Ho portato al cimitero più di seicento di questi malati. Come si può accettare una simile operazione come quella su Eluana?”.
“Cristina è una bambina abbandonata in una discarica, è cieca, sorda, trema quando la bacio, vive con una sondina come Eluana. Non reagisce, trema e basta, ma pian piano recupera le facoltà”, prosegue.
“Sono padrino di decine di questi malati. Non mi interessa la loro pelle putrefatta. Vedesse i miei medici con quale umiltà li curano”.
Don Aldo Trento dice di provare un “dolore immenso” per la storia di Eluana Englaro: “E’ come se mi dicessero: ‘Ora ti prendiamo i tuoi figli malati’”.
Per il missionario, “l’uomo non si può ridurre a questione chimica”.
“Come può il presidente della Repubblica offrirmi una stella alla solidarietà nel mondo?” Così ho preso la stella e l’ho portata all’ambasciata italiana del Paraguay”.
“Qui il razionalismo crolla lasciando spazio al nichilismo – commenta – . Ci dicono che una donna ancora in vita sarebbe praticamente già morta. Ma allora è assurdo anche il cimitero e il culto dell’immortalità che anima la nostra civiltà”.
giovedì 12 febbraio 2009
LA TENTAZIONE
Psicologia della tentazione
Forse in nessun’altra pagina ispirata appare con tanta evidenza la strategia usata dal demonio come nel racconto della tentazione della prima donna, che cagionò la rovina di tutta l’umanità. L’esame della narrazione biblica è ricca d’insegnamenti.
Si avvicina il tentatore:Non sempre lo abbiamo al nostro fianco. Alcuni Padri e teologi hanno ritenuto che accanto all’angelo custode, deputato da Dio per provvedere al nostro bene ci sia un demonio, designato da satana per tentarci e spingerci al male. Tale supposizione non trova però riscontro nelle pagine della Scrittura. E’ più probabile che la presenza del demonio non sia continua ma circoscritta ai momenti della tentazione. Nel Vangelo si legge che il demonio, dopo aver tentato il Signore nel deserto, si ritirò da lui per qualche tempo. Però, benché a volte se ne allontani, rimane il fatto che il demonio spesso ci tenta. A volte si presenta improvviso allo scopo di sorprendere; più sovente si insinua cauto e, piuttosto che proporre subito l’oggetto della tentazione, preferisce avviare un colloquio con l’anima.
Prima insinuazione: "Perché Dio vi ha comandato di non mangiare del frutto di tutti gli alberi del Paradiso?"Il demonio non tenta ancora, però fa scivolare la conversazione sul terreno a lui più propizio. La sua tattica rimane la stessa oggi come sempre. A persone particolarmente proclive alla sensualità o ai dubbi contro la fede proporrà in termini generici, senza istigarle ancora al male, il problema della religione o della purezza. "E’ vero che Dio esige il consenso cieco della vostra intelligenza o l’illimitata immolazione dei vostri appetiti naturali?"
La risposta dell’anima:Se l’anima, quando avverte che il semplice fatto che il problema sia posto rappresenta un pericolo, rifiuta di iniziare il dialogo con il tentatore, deviando, per esempio, il pensiero e la sua immaginazione ad altri argomenti, la tentazione viene soffocata nella sua stessa preparazione e la vittoria è tanto facile quanto manifesta e il tentatore si ritira umiliato. Ma se l’anima imprudentemente accetta il dialogo si espone ad un grave pericolo." E la donna al serpente: I frutti degli alberi del giardino possiamo mangiarli; ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino, Dio disse di non mangiarne e di non toccarlo, per non averne a morire"L’anima si rende conto che Dio le proibisce di compiere quell’azione, d’intrattenersi su quel dubbio, di fomentare quel pensiero o di alimentare quel desiderio. Non vuole disobbedire a Dio, però sta perdendo tempo ricordando che non deve fare questo.
Proposta diretta del peccato:L’anima ha ceduto terreno al nemico, che si fa più audace e tenta apertamente l’assalto: "E il serpente alla donna: No, che non morirete, Anzi Dio sa che quando ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diverreste come lui, conoscendo il bene e il male"Il demonio riesce a persuadere l’anima che dietro il peccato si occulta la felicità. Non le suggerisce il pensiero che "sarà come Dio" (una simile utopia ha potuto farlo credere soltanto una volta) però le dice che sarà felice se si abbandonerà in quella circostanza al peccato, tanto "Dio è infinitamente misericordioso e ti perdonerà facilmente e sarà cosa facile uscire dal peccato con un immediato pentimento"Se l’anima accondiscende a queste insinuazioni, è perduta. E’ ancora in tempo per retrocedere – la volontà non ha dato ancora il suo consenso – ma il pericolo si è fatto gravissimo. Le sue forze vanno indebolendosi, le grazie di Dio sono meno intense e il peccato le appare sempre più suggestivo.
L’esitazione"Allora la donna osservò che il frutto dell’albero era buono a mangiare e piacevole a vedere e appetibile per acquistare conoscenza…."L’anima comincia a vacillare e a turbarsi intimamente. Il cuore batte con violenza nel petto. Uno strano nervosismo s’impossessa di tutto il suo essere. Non vorrebbe offendere Dio, ma d’altra parte, è tanto seducente la visione che le si para davanti! Ha inizio una lotta troppo violenta perché possa durare a lungo. Se l’anima, in un supremo sforzo e sotto l’azione di una grazia efficace, della quale si è resa indegna per la sua imprudenza, si decide a rimanere fedele al suo dovere, ne uscirà sostanzialmente vincitrice, ma con un peccato veniale sulla coscienza (negligenza, semiconsenso, esitazione davanti al male). Il più delle volte compirà il passo fatale verso il peccato.
Il consenso della volontà"Perciò ne colse un frutto e ne mangiò, e ne diede anche a suo marito insieme con lei, ed egli pure ne mangiò".L’anima ha ceduto alla tentazione, ha commesso il peccato, e molte volte, a motivo dello scandalo e della complicità, lo fa commettere anche agli altri.
La disillusione"Subito si apersero gli occhi ad ambedue e si avvidero di essere nudi onde intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture".Nella sua realtà, il peccato quanto differisce dalla rappresentazione che ne aveva fatto la suggestione diabolica! Dopo averlo consumato, l’anima sperimenta d’improvviso una grande delusione e prova un immane sconforto.L’anima si rende conto d’aver perso tutto. E’ rimasta completamente nuda davanti a Dio: senza la grazia santificante, senza le virtù infuse, senza i doni dello Spirito Santo, senza l’amorosa inabitazione della SS.ma Trinità senza i meriti acquistati in tanti anni di penosi sacrifici. La sua vita soprannaturale è crollata di schianto. In mezzo ad un cumulo di rovine rimane solo la delusione ed il sogghigno sarcastico del tentatore.
La vergogna e il rimorso Inesorabile si fa sentire la voce della coscienza, che rimprovera il peccato commesso:"Udirono il suono del Signore Iddio che trascorreva per il giardino alla brezza giornaliera; e si nascose, Adamo con la sua compagna, dalla vista del Signore Iddio tra gli alberi del giardino. Ma il Signore Iddio chiamò Adamo dicendogli. Dove sei?"La stessa domanda pone la coscienza al peccatore che invano cerca una risposta. Non gli rimane che cadere in ginocchio e domandare perdono a Dio per l’infedeltà commessa, imparando dalla dolorosa esperienza a resistere al tentatore sin dal primo momento per l’avvenire
Condotta pratica davanti alla tentazione
E’ opportuno precisare meglio la condotta dell’anima prima, durante e dopo la tentazione in quanto riuscirà di grande utilità nella lotta contro il nemico.
Prima della tentazione
La migliore strategia per prevenire le tentazioni fu suggerita da Gesù stesso ai discepoli nel Getsemani: "Vigilate e pregate per non entrare in tentazione" (Mat. 26,41): vigilanza e preghiera.
La vigilanza: Il demonio non rinuncia mai al possesso della nostra anima. Se a volte sembra che ci lasci in pace, è soltanto per ritornare all’assalto nel momento in cui meno ce l’aspettiamo. E’ necessario stare all’erta per non lasciarsi sorprendere.Questa vigilanza ci deve portare alla fuga di tutte le occasioni più o meno pericolose; al controllo di noi stessi, all’esame preventivo, alla frequente rinnovazione del proposito di non peccare mai, alla lotta contro l’ozio, ecc.
La preghiera: La vigilanza da sola non basta. Il controllo più stretto e gli sforzi più generosi risulterebbero vani se non ci soccorresse l’aiuto divino. La vittoria sulla tentazione richiede una grazia efficace e solo la preghiera può ottenercela. S. Alfonso de’ Liguori, trattando della necessità della grazia efficace, affermava che essa si può conseguire soltanto con la preghiera e ripeteva: "Chi prega si salva e chi non prega si danna". Ci si rende conto, allora, perché il Signore nel Padre Nostro ci abbia esortato a chiedere a Dio di "non indurci in tentazione". In questa orazione preventiva è opportuno invocare anche l’aiuto di Maria, che mai conobbe il peccato, e del nostro Angelo Custode, che ha la missione di difenderci dagli assalti del demonio.
Durante la tentazione
La nostra condotta durante la tentazione si può riassumere in una sola parola: resistere. Non basta mantenere un atteggiamento puramente passivo, ma è necessaria un’azione positiva che può essere diretta o indiretta.
La resistenza diretta ci porta ad affrontare la stessa tentazione e a superarla facendo il contrario di quanto ci suggerisce. Per esempio: ci fa parlare bene di una persona quando avremmo una gran voglia di criticarla; ci spinge a fare un’abbondante elemosina quando l’avarizia cerca di serrarci la mano; ci induce a prolungare la preghiera quando il nemico suggerisce di abbreviarla o di ometterla; ci dà il coraggio di manifestare in pubblico la nostra fede quando il rispetto umano vorrebbe renderci succubi, ecc. Questa resistenza diretta è sempre consigliabile, a meno che non si trattino di tentazioni contro la fede o la purezza.
La resistenza indiretta, più che ad affrontarla, ci induce a fuggire la tentazione, rivolgendo la nostra attenzione altrove. La si consiglia di preferenza nelle prove contro la fede e la castità nelle quali non è indicata la lotta diretta, dato il carattere pericoloso e sdrucciolevole della materia.In questi casi è meglio impegnare con serenità e calma le facoltà interne, soprattutto la memoria e l’immaginazione, con altri pensieri diversivi. Sono accorgimenti che danno risultati positivi ed eccellenti, soprattutto se si adottano fin dal primo apparire della tentazione.
A volte la tentazione perdura, nonostante i nostri sforzi, e il demonio torna alla carica con un’instancabile tenacia. Non ci si deve scoraggiare. Questa insistenza costituisce la migliore prova che l’anima non ha ceduto. Insista nel suo diniego una e mille volte se è necessario, con grande serenità e pace, evitando il nervosismo e il turbamento.Ogni assalto ricacciato costituisce un nuovo merito davanti a Dio e un nuovo irrobustimento per l’anima. E il demonio finirà per lasciarci in pace, soprattutto se non riesce neppure a turbare la pace del nostro spirito, che era forse l’unico obiettivo dei suoi reiterati assalti.Conviene sempre, specialmente quando abbiamo a che fare con tentazioni prolungate, manifestare quello che passa nella nostra anima al confessore.Il Signore suole compensare con nuovi vigorosi aiuti tale atto d’umiltà e semplicità, dal quale il demonio cerca di allontanarci. Dobbiamo avere il coraggio di manifestare ogni cosa senza circonlocuzioni, soprattutto quando ci sentiamo fortemente inclinati a tacere.Non dimentichiamo quello che insegnano i maestri della vita spirituale: una tentazione manifestata è già per metà superata.
Dopo la tentazione
Ci troviamo in uno di questi tre casi. O abbiamo vinto; o siamo stati vinti; o siamo nel dubbio.
Se abbiamo vinto non dimentichiamo che la vittoria è unicamente opera della grazia. Dobbiamo ringraziare il Signore con un atto semplice e breve, accompagnando il nostro ringraziamento con una nuova richiesta di aiuto per altre occasioni del genere.Potremmo compendiare il nostro atto in questa o in una equivalente invocazione: Grazie, o Signore; devo tutto a voi; continuate ad aiutarmi in tutte le occasioni pericolose ed abbiate pietà di me.
Se siamo caduti non dobbiamo scoraggiarci. Ricordando l’infinita misericordia di Dio, gettiamoci come il figliol prodigo tra le sue braccia paterne, chiediamogli sinceramente perdono e promettiamo con il suo aiuto di non offenderlo mai più.Se la caduta è stata grave, non possiamo limitarci ad un semplice atto di contrizione; accorriamo quanto prima al tribunale della penitenza e approfittiamo della nostra caduta per raddoppiare la vigilanza ed intensificare la preghiera.
Se siamo nel dubbio d’avere o meno acconsentito, non tormentiamoci con un esame minuzioso ed estenuante, perché un’imprudenza così grande provocherebbe un’altra volta la tentazione e aumenterebbe il pericolo.Lasciamo passare un certo tempo, e quando sarà tornata la calma, la coscienza ci dirà con sufficiente chiarezza se siamo caduti oppure no.In ogni caso conviene fare un atto di contrizione perfetta e manifestare al confessore, al momento opportuno, quello che ci è capitato, così come l’ha avvertito la nostra coscienza.
Nota:
Un’anima che fa la comunione quotidiana, potrebbe continuare a comunicarsi fino al giorno stabilito per la confessione nel dubbio di aver acconsentito ad una tentazione?Non si può dare una risposta assoluta, che valga per tutte le anime e per tutti i casi.Il confessore giudicherà di volta in volta e il penitente dovrà attenersi sempre con umiltà a quello che gli manifesterà il suo confessore o direttore spirituale senza discutere.
Bibliografia:
A.Royo Marin – Teologia della perfezione cristiana – Edizioni Paoline
Consuelo – Maria Trono della Sapienza – Edizioni Ancora
M. Calvagno – Il diario di Rosario Toscano
"…..Voi siete i miei figli, e non crediate che vi abbandoni. Siete liberi nelle vostre scelte, il mio è solo un invito ad un retto cammino.
Dio vi ama tanto, ma voi non Lo comprendete. Dio è onnipotente, Dio è clemente, Dio è misericordioso, ma non interviene sempre in questa terra, perché allora non sareste liberi, sareste condizionati e obbligati. Il suo desiderio è quello di avere delle anime che hanno liberamente scelto la retta via.
Io vengo soltanto per aiutarvi: sono la vostra Madre. Siate sempre attenti alle tentazioni, lottate il male nel nome di Dio, perché sia glorificato e proclamato vincitore del male………."
Belpasso, 18 luglio 1986
http://www.rocciadibelpasso.it/tentazione1.htm
mercoledì 11 febbraio 2009
OGGI, 11 FEBBRAIO, SI RICORDA LA MADONNA DI LOURDES

martedì 10 febbraio 2009
SUORE DI MADRE TERESA: DISABILI, NON "VEGETALI", MA FONTE DI RICCHEZZA PER L'UMANITA'
di Nirmala CarvalhoLe Missionarie della Carità gestiscono un centro per bambini portatori di handicap fisici e mentali a Mumbai. I disabili non sono dei “vegetali”, ma persone con “esigenze speciali” e “fonte di benedizione per il mondo intero” che impone modelli basati sulla “produttività”.
Mumbai (AsiaNews) – Accudire oltre 100 bambini abbandonati o affetti da disabilità, ritardi mentali, handicap fisici; curare i malati di Aids; garantire una morte dignitosa ai moribondi, ripudiati dalla famiglia e senza un luogo in cui trovare rifugio. È la missione delle suore che gestiscono la Casa di Asha Daan a Mumbai, fondata nel 1976 dalla Beata Teresa di Calcutta e gestita dalle Missionarie della Carità. Le religiose hanno deciso di spendere la propria vita al servizio di persone in apparenza “diverse”, ma che meritano tutto “l’amore, il rispetto e la dignità” che si deve a una “vita umana”.
Alla vigilia della Giornata mondiale del malato, in programma l’11 febbraio, Sr M Infanta descrive una quotidianità che è caratterizzata non solo dal dolore e dalla sofferenza, ma anche e soprattutto dal rapporto di amore e di condivisione fra le suore e gli ospiti del centro: “Ad Asha Daan vi sono 100 bambini – racconta la superiora – fra maschi e femmine, 83 dei quali portatori di handicap fisici o mentali. La loro età varia dai 3 ai 15 anni, ma sembrano così piccoli. Alcuni hanno ritardi mentali del 90%, altri dei gravissimi handicap fisici, ma ognuno di loro è un tesoro, un dono e una benedizione”.
Sr M. Infanta sottolinea che “ogni vita umana merita di essere vissuta”, anche se non sembra rispondere ai criteri di utilità o “produttività” imposti dai modelli attuali: “Questi bambini – continua la suora – sono creati per amare ed essere amati. Sono una fonte unica di benedizione per noi, per la società e per il mondo intero”.
“I portatori di handicap fisici e mentali – ammonisce – non sono dei vegetali, ma bambini con esigenze speciali: rispondono ai gesti di affetto, al contatto fisico, individui unici che sono in grado di comunicare. Lo sappiamo noi, come lo sanno i volontari che lavorano al centro, anche se queste risposte vengono manifestate con piccoli segnali”.
“Noi Missionarie della Carità – confida la suora, da 40 anni nell’ordine fondato dalla Beata Teresa di Calcutta – riceviamo grazie in abbondanza per il servizio che prestiamo ai più bisognosi. Come diceva Madre Teresa – conclude – mostra la tenerezza attraverso il tuo volto, i tuoi occhi, il tuo sorriso e il calore del tuo saluto. Devi sempre mostrare un sorriso allegro. Non prestare solo una cura, ma offri al tempo stesso il tuo cuore”.
lunedì 9 febbraio 2009
EUTANASIA = RITORNO AL NAZISMO E AL COMUNISMO

domenica 8 febbraio 2009
UNO CHE SI E' RISVEGLIATO: SALVATORE CRISAFULLI

Questa storia inizia dal suo finale, che è un lieto finale. E' una storia fatta di coraggio e di speranza, di tenacia e di forza di volontà. E' la storia di come Salvatore Crisafulli sia riuscito a convincere parenti, amici e medici di essere tornato alla vita.E' l'11 settembre 2003 quando Salvatore si schianta con la sua vespa contro un furgone. Dopo un coma durato cinque mesi, si risveglia, ma si ritrova prigioniero del suo corpo. Salvatore vede, capisce quello che succede intorno a lui ma non può muovere gambe, braccia, non riesce a parlare. E ci prova, con la disperazione che solo il pianto può dare, a farsi capire, ma niente. I medici troncano ogni speranza, per loro Salvatore è un vegetale, i movimenti delle sue palpebre solo casuali. Il paziente, insomma, non sembra cosciente. Ma non è così.
"Con gli occhi sbarrati" è il racconto appassionato dell'assurdo limbo in cui il 41enne siciliano è vissuto per oltre un anno. Crisafulli non riesce ancora a parlare, ma comunica grazie a un computer, e proprio grazie alla tecnologia l'autrice del libro Tamara Ferrari è riuscita a raccogliere la sua straordinaria testimonianza. Un risveglio, quello di Crisafulli, che viaggia su due piani paralleli. Quello personale, in cui prende via via coscienza di ciò che gli è accaduto, capisce e lentamente assapora il suo ritorno alla vita, e quello esterno, in cui Salvatore cerca di convincere chi gli sta intorno di essere ancora vivo, del suo dramma di trovarsi prigioniero in un corpo che non gli risponde.In questo suo lento riappropriarsi dell'esistenza, fondamentale è stato il ruolo dei familiari, che non hanno mai perso la speranza del risveglio. Per mesi la madre e i fratelli, che per stargli vicino nel frattempo avevano perso anche il lavoro, lo hanno portato di ospedale in ospedale, in Italia e all'estero, attendendo con fiducia che qualcuno credesse nei suoi segni di vita. A Pietro, uno dei suoi fratelli, ha deciso di credere anche questo giornale, che per primo ha accolto l'appello per sensibilizzare l'opinione pubblica su quello che, per semplificare, fu definito il "Terri Schiavo" italiano. E sempre questo giornale fu il primo ad annunciare, con soddisfazione, nel luglio del 2005, che finalmente anche i medici si erano accorti che Salvatore era vivo.Ora Crisafulli sta lentamente cercando di tornare alla normalità. I tempi sono lunghi, ma il coraggio che ha accompagnato lui e la sua famiglia in questi mesi non è certo venuto meno adesso. Questo libro, oltre che essere il racconto di un'esperienza, e quindi un punto d'arrivo, vuole rappresentare anche un incoraggiamento per chi vive come ha vissuto Salvatore Crisafulli. E' nato un sito, che raccoglie informazioni e testimonianze, si spera di creare una fondazione per aiutare chi ha bisogno di cure. "Vorrei che quello che è successo a me non accadesse più a nessuno", dice Salvatore. Domenico Catagnano
Ecco il video
sabato 7 febbraio 2009
E INTANTO I MEDICI "KILLER" ACCELERANO IL PROTOCOLLO DI "CURA" (cioè DI MORTE!?)
(fonte Avvenire)
Insomma, i medici (e i giudici) stanno facendo di tutto per far morire Eluana di fame e di sete, prima che il Governo approvi il Dl per salvarla!
VERGOGNA!
http://www.dueminutiperlavita.info/2009/02/testo-email-ringraziamento-al-governo.html
CARD. BAGNASCO: PIU' BUIO ATTORNO A NOI. E LA VITA PIU' INSIDIATA

Eluana ha cominciato il cammino forzato verso la morte perché iniquamente privata del cibo e dell’acqua. E se non avverranno fatti nuovi, questo appare il suo ingiusto destino. Benché ormai molti riconoscano che per quanto in stato vegetativo persistente, la giovane donna non è attaccata ad alcuna macchina, respira cioè liberamente. Per cui non c’è nessuna spina da staccare' come si cerca di far credere, ma per vivere avrebbe bisogno come tutti - solo di essere alimentata, non potendo farlo da sola. Resta però un’altra 'spina', destinata ad acutizzarsi nella nostra società. E non solo tra i credenti o dentro la medesima sensibilità culturale, ma in corrispondenza a una domanda che non può essere censurata: come è possibile far morire una persona in nome di una sentenza? Come si può tollerare che passi nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, e cioè il diritto di morire, invece di sostenere e garantire, anche nelle situazioni estreme, il diritto alla vita? Giacchè qui non si può che far riferimento all’eutanasia, che 'è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo', come ha ricordato di recente Benedetto XVI, il quale ha aggiunto che 'la vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto ’dolce’, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano' ( Angelus del 1° febbraio 2009). In verità, una domanda si affaccia insistente alla coscienza: non dare più il cibo e l’acqua ad una persona, come si deve chiamare se non omicidio? Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l’unica risposta ragionevole e umana che traduce lo struggimento interiore che tutti prende è quella delle Suore di Lecco. Per quindici anni esse hanno accolto amorevolmente Eluana, vegliandola giorno e notte ed esprimendo fino alla fine il desiderio di generarla ancora ogni giorno con l’amore. Così hanno mostrato, non a parole, come si reagisce all’imprevedibilità del dolore e come si attesta l’indisponibilità della vita. Una luce si sta spegnendo, la luce di una vita. E l’Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia, destinato ad accrescersi nei giorni che seguiranno. E non solo perché Eluana non sarà più tra noi, ma perché la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del dolore che la ragione – pur cercando di alleviarlo – ha sempre considerato parte stessa della vita. La realtà della sofferenza che la fede non esalta in sé, ma che nella croce di Cristo si illumina di significato e di valore. Si percepisce la sensazione che la fiducia reciproca venga meno perché di fatto è venuto meno quel favor vitae, che è da sempre alla base delle relazioni interpersonali. Una parola tuttavia di grave preoccupazione dobbiamo dirla circa la concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale inaccettabile esito. Questa vicenda dolorosa, che vede al centro una persona che tutti sentiamo affettuosamente 'nostra', ci ha resi più insicuri. Non perdiamo l’occasione per riaffermare in modo più convinto e corale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed esemplare sulla via di un umanesimo reale e non parolaio. Per questo non possiamo tacere.
Angelo Bagnasco
IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
... anzi, al contrario, qui siamo in esilio ed abbiamo come unico compito quello della conquista della salvezza. Questa terra è un teatro di lotta, un palco dove si affrontano tenacemente le forze del bene e le potenze sataniche. Questa grande pugna ha come bersaglio il cuore dell’uomo: la sua anima. Noi, ricevendo il battesimo, abbiamo in dono la grazia; viene cancellato il peccato originale con gli eventuali peccati personali. E se moriamo nella fede ci è donata la vita eterna. È vero che la grazia ci viene data in abbondanza attraverso i Sacramenti ed in modo particolare mediante la S.S. Eucaristia, tuttavia, la nostra anima rimane debole ed incline al male. Con il permesso di Dio, il Maligno opera e tenta, vaga intorno a noi e cerca in tutti i modi di distruggere con le vanità, la lussuria ed il lusso, la grazia che con difficoltà riusciamo a conquistare. La vita dell’uomo, nonostante tutto, è un tempo di grazia, ma è anche il tempo del combattimento spirituale. Lo sottolinea addirittura Gesù, là dove dice che nel campo di Dio cresce anche la zizzania (cioè gli spiriti immondi ed i figli del Maligno) e crescerà insieme al grano (cioè i figli di Dio) fino alla fine dei tempi. Soltanto al termine di questo mondo il male sarà definitivamente segregato all’Inferno da dove sarà ridotto nella condizione di innocuo nemico. Altre parabole sono esplicative e basta leggerle con attenzione per avere fede e speranza:
“Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio” (Matteo 13, 24-30);
“Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi Discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del Maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!” (Matteo 13, 36-43).
Dio permette al Maligno di tentarci; anche Gesù, come ogni uomo, è stato tentato. Dio, nella sua immensa bontà, fa sì che il Maligno ci tenti, ma tiene anche conto delle nostre reali capacità. La logica conseguenza è che Dio permette a Satana di “molestarci”, ma sempre nei limiti della nostra tolleranza; Dio non è sadico, Egli non ci sottoporrebbe mai delle prove “perse in partenza”. Certamente viene automatico chiedersi il perché Dio concede questo largo spazio a Satana e, perché lo ha concesso anche per tentare il suo unico Figlio. Col Battesimo ci viene cancellato il peccato originale, ma rimaniamo vittime della concupiscenza, ovvero di quelle tendenze che ci inducono a peccare, come una calamita attrae il metallo. Dice il Concilio di Trento che noi, attraverso la battaglia, possiamo sperimentare la potenza della grazia e riusciamo a meritare la corona della vittoria eterna. La redenzione è sì un dono di Dio, ma rimane comunque una conquista, un merito, secondo il mio parere è l’unico vero trofeo da conquistare. Ecco perché Dio ha lasciato in noi la tendenza al male; il Signore permette a Satana di tentarci, ma queste tentazioni non saranno mai al di sopra delle nostre possibilità di reazione e delle nostre forze spirituali. Ed è una vera grazia che noi sperimentiamo la grandezza di Dio ed il bene che egli ci vuole, perché in questa maniera rimaniamo piccoli, umili, sottomessi al volere di chi ci ha creati. Ecco una importante testimonianza:
“Non perdete la fede! Questo è il vero scopo del Maligno e non quello di creare le sofferenze. Lui non desidera provocare in noi dolore fisico, dispiaceri ed insuccessi, ma qualcosa di più. Egli desidera che noi proferiamo frasi del tipo”:
“Basta, sono un vinto, Dio non è capace di liberarmi”;
“Dio dimentica i suoi figli e non ascolta le mie preghiere”;
“Dio non mi ama, perché mi ha fatto succedere questo …”;
“Il Maligno è superiore a Lui, a me cosa importa del dopo, io voglio vivere bene adesso”;
“Capitano tutte a me….;
… bestemmie e spergiuri vari …
Questa è la vera vittoria del diavolo. La fede però è la nostra unica salvezza. Se noi non crediamo con fermezza, per esempio, il male fattoci dai nostri simili o dagli esseri immondi, può durare anche per tutta la vita e portarci alla disperazione. La fede ci insegna che dopo la Croce c’è immancabilmente la Resurrezione, come dopo la notte viene il giorno e il bagliore della salvezza e della liberazione. Alla luce di quanto detto, è importante non ignorare mai questa inclinazione al male che l’uomo ha insita in esso. Cerchiamo di vigilare saldi nella fede e fortificati nella preghiera, specialmente nei momenti di decisioni importanti, politiche, sociali e di costume. Ricordiamoci che ogni qual volta non ci affidiamo a Cristo è il male che interviene per farci prendere le scelte sbagliate. Il Burattinaio dell’uomo interviene con le sue allettanti proposte e suscita in noi quella spinta che ci induce ad abbracciare il cammino più semplice, quello meno arido e più fruttifero, ma che in realtà è sbagliato per la nostra crescita spirituale in Cristo. Gesù dice:
“Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Matteo 7, 13-14);
“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Matteo 6, 24);
“Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Matteo 12, 30).
Viviamo quindi spensierati sotto il potere di Dio ed osservanti della sua legge, ma non dimentichiamo mai che la Sacra Scrittura spesso ci comunica apertamente che il mondo intero è pervaso da demoni.
“Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno. Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna. Figlioli, guardatevi dai falsi dei!” (1 Giovanni 5, 19-21).[Preghiere di liberazione dal Maligno – Don Pasqualino Fusco].
Tratto dal testo "il Burattinaio" di Carlo Maria di Pietro (WebMaster e Promoter della M.S.M.A.)
venerdì 6 febbraio 2009
SCRIVETE AL PRESIDENTE NAPOLITANO

https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp?msg=1&t=2%2F6%2F2009+8%3A10%3A39+PM

Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, citato nella lettera inviata da Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi, nella quale vengono indicati i 'precedentì relativi al diniego di emanare decreti legge, fa presente che si tratta di un caso "totalmente diverso". "Mi viene detto che il presidente della Repubblica, rifiutandosi di emanare un decreto legge adottato sotto la sua responsabilità dal governo, avrebbe citato un caso che mi riguarda; in realtà - sottolinea Cossiga - allora io mi limitai a rinviare al governo un testo del decreto legge perchè lo esaminasse accogliendo le osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali in materia di sicurezza del lavoro; il caso è totalmente diverso: qui il capo dello Stato si è rifiutato di emanare un decreto legge non per dare ragione a sindacati ma per dar ragione a degli 'estrosi' assassini di stato".
Cardinale Renato Martino: Deluso da Napolitano"Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona" e "sono profondamente deluso" dalla decisione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolutano, di non firmare il decreto che avrebbe imposto lo stop all'alimentazione e idratazione a Eluana Englaro. È quanto ha affermato alle agenzie il card. Renato Raffaele Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace
Sgarbi: Incostituzionale la sentenza non il decreto.
"È incostituzionale la sentenza non il decreto del governo. Ed è incostituzionale perchè nel nostro paese non vige la pena di morte, è quella su Eluana Englaro è una sentenza di morte". Così Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, durante la registrazione di "Niente di personale" in onda questa sera alle 21.10 su La7, commenta la decisione del Presidente Napolitano di non firmare il decreto legge che impedisce il blocco dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro. "In questo modo Napolitano si comporta come Dio", ha aggiunto Sgarbi. E ha precisato:"Non possiamo lasciare che a decidere della vita o della morte di una persona sia un Tribunale del popolo, anche perchè la sentenza che il padre di Eluana ha ottenuto si basa su una cosa in cui non credo, ovvero che una ragazza che all'epoca aveva 17 anni abbia veramente detto che non avrebbe voluto vivere se fosse finita in queste condizioni. A 17 anni non si pensano queste cose con piena coscienza".
NAPOLITANO COME PONZIO PILATO

6 febbraio, ore 15:47 (agenzia Adnkronos)
Il Governo approva il decreto Salva-Eluana:
Udine, 6 feb. - (Adnkronos) - Dopo un lungo confronto tra i ministri, il Cdm ha varato un decreto legge sul caso Englaro. Il provvedimento adottato dall'esecutivo impedisce la sospensione dell'idratazione della nutrizione artificiale di Eluana Englaro fino a che non verrà approvata una legge sul testamento biologico. "Non mi volevo sentire responsabile di un'omissione di soccorso per una persona in pericolo di vita. Eluana è una persona viva. Il governo ha ritenuto che c'erano i motivi di necessità e di urgenza per adottare un decreto". A sottolinearlo e' stato il premier Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a palazzo Chigi parlando del caso Englaro.In mattinata il Quirinale aveva detto no all'ipotesi di un decreto legge in materia scrivendo una lettera informale al Consiglio dei ministri.Nella lettera, riferiscono fonti ministeriali, Giorgio Napolitano spiegava le sue perplessità circa l'opportunità di ricorrere ad un provvedimento d'urgenza che impedisca la sospensione dell'idrazione e della nutrizione artificiale per la donna, come sancito dal decreto della Corte di Appello di Milano.
2009-02-06 16:37 (ansa.it) Napolitano: "Non firmo"
ROMA - "Io non posso nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti" scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lettera inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e resa nota dal Quirinale, commentando la decisione di non firmare il decreto sul caso Eluana. Il presidente della Repubblica "ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto", si legge nella nota della Presidenza della Repubblica.
"Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare" (Mt 25,35)
RIFIUTO DI DIO, PAGANESIMO E INFLUSSI DEMONIACI
CITTA’ DEL VATICANO - Oggi si vive come se Dio non ci fosse. Questo è il peccato più comune e diffuso; questa è la radice di tutti i mali. A troppa gente non interessa più né Dio, né Cristo, né la Chiesa. Cosa perdono? Tutto! La stessa gioia di vivere e anche la speranza. Vanno verso la disperazione finale, per non aver amato e cercato quell’unico Dio che poteva farli felici.
- Dio è Amore: dove non c’è Dio, non c’è amore, ma gelo e odio, invidia e gelosia, ira e violenza.
- Dio è Vita: dove non c’è Dio, tutto muore e non c’è rispetto per la vita. Oggi siamo alla falsa “Civiltà della morte” (Giovanni Paolo II).
- Dio è unità e comunione di Persone: dove non c’è Dio, non c’è né unità né comunione, ma divisione e confusione; non c’è pace, ma contraddizione, menzogna, aggressione e guerra.
- Dio solo è Dio: dove non c’è Dio come unico Signore, pullulano gli idoli e l’uomo diventa schiavo di Satana. Si assiste oggi all’esplosione del Satanismo come non mai (magia, stregoneria, sètte sataniche, etc.) e ad una vera idolatria di ogni genere (nello sport, nello spettacolo, nel tempo libero, nel campo della salute, etc.). E’ idolo ciò per cui ci si sacrifica. Come uscirsene?
Invito a cercare Dio e il Suo Regno. Oggi non regna Dio: per questo c’è ovunque disperazione e caos, violenza e morte, menzogna e inganno, ingiustizie a livello planetario, crollo dei valori, compresa la famiglia. Gli uomini rifiutano Dio e il Suo Cristo: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi” (Lc 19,14).
A tutti diciamo:
- “Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino” (Is 55,6).
- “Il nostro Dio è un Dio che salva; il Signore Dio libera dalla morte” (Sal 68,21).
Ateismo pratico e crollo della fede: segno degli ultimi tempi. Siamo prossimi alla seconda venuta di Gesù nella gloria (parusìa)? Guardare i “segni”.
- “Quando verrà il Figlio dell’uomo, troverà la fede sulla terra? (Lc 18,8).
- “Prima dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Tes 2,3). L’apostasia è la perdita della fede. Non è oggi generale?
- “Come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri” (1Tes 5,2-6). Forse che molti oggi non “dormono” nei loro peccati?
Il Signore verrà e ristabilirà ogni cosa: instaurerà il Suo Regno di amore e di pace. Chi è pronto?
- “Secondo la promessa del Signore, noi aspettiamo Cieli nuovi e Terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza” (2 Pt 3,13-15). “Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).
La nuova creazione comincia con la conversione: opera dello Spirito Santo e della buona volontà. Chi non vuole?
Solo chi seguirà Gesù fino alla fine e si lascerà purificare da Lui entrerà nel Suo Regno. Chi è puro e degno di sedere alla Sua mensa?
- “Se non ti laverò, tu non avrai parte con Me” (Gv 13,8), disse Gesù a Pietro. Abbiamo tutti bisogno di essere purificati, anche oltre il Battesimo già ricevuto. La purificazione avviene mediante la Croce e la penitenza sacramentale. Bisogna iniziare seriamente a riconoscere le proprie colpe e a purificarsene con l’aiuto della Chiesa, che ha il potere di togliere i peccati, per i meriti della Passione di Cristo, mediante la Confessione sincera davanti al Ministro di Dio.
Bisogna affidarsi a Maria Santissima, secondo la volontà di Gesù morente in Croce. Chi può ottenere Grazia meglio di Lei?
- “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discpolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,26-27).
Bisogna consacrarsi a Maria Santissima, affidando a Lei la nostra vita e le nostre preoccupazioni. Anticipo del Regno è la divina consolazione che si ottiene da Gesù crocifisso.
- “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Zac 12,10).
- “Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19,34).
Bisogna imparare a dire con Gesù e Maria: “Padre, sia fatta la tua Volontà”. Ci si deve accostare a Gesù Crocifisso con viva fede, sapendo che Egli è salito sulla croce per causa nostra, per offrire il sacrificio della sua vita per noi peccatori. Bisogna imparare a guardare Gesù con amore sincero e implorare il suo perdono e il suo Sangue. Non ci si può giustificare dicendo, come fanno alcuni: “Io sono credente, ma non praticante”. Padre Gabriele Amorth, famoso esorcista, dice che pure il demonio è credente (“Mai trovato un demonio non-credente!”), ma non è certo praticante! Nella sua ultima Enciclica sull’Eucaristia, il Papa Giovanni Paolo II affermava: “Non basta la fede, ma occorre perseverare nella grazia santificante e nella carità, rimanendo in seno alla Chiesa col corpo e col cuore; occorre cioè, per dirla con le parole di San Paolo, “la fede che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6) (Ecclesia De Eucaristia n.36). Il clima odierno è quello del nuovo paganesimo, in cui pullulano gli idoli: cantanti, attori, persone dello spettacolo, calciatori, corridori di “Formula Uno”, e si affermano i nuovi culti nelle nuove cattedrali: lo stadio, la discoteca, la spiaggia, i pub, le palestre, la Tv. In genere ci si allontana da Gesù Cristo come unico Salvatore e dall’adesione attiva alla sua Chiesa, con i suoi Sacramenti, la sua Liturgia, specialmente la Santa Messa domenicale. Sempre più si lascia la preghiera e la meditazione del Vangelo, non si ascolta il Magistero della Chiesa (il Papa e i Vescovi), non si accettano più le norme morali che una volta erano certe, indiscusse e da tutti accettate, come l’indissolubilità del matrimonio, la condanna dell’aborto e della omosessualità come stile di vita, l’esclusione dei rapporti pre-matrimoniali, la condanna della droga e dell’ubriachezza, della convivenza, dell’immoralità, del divorzio, dell’aborto. Il “diabolico” entra sempre più nella vita degli uomini. Prove ne sono la progressiva perdita della fede di tanti (“apostasia”), la ribellione a Dio, il rifiuto del Vangelo, l’abbandono della Chiesa e della preghiera, l’imbarbarimento dei costumi, l’esaltazione del vizio, la molteplice presenza del magico, il boom dell’esoterico, l’esplosione del terrorismo e della violenza a tutti i livelli: dalle famiglie ai rapporti tra gli Stati. Dal punto di vista religioso, si sa che dove regna il peccato, regna Satana e le conseguenze non sono buone né a livello personale, né a livello della famiglia, né a livello della società. Una grande quantità di persone pratica la magia o ha qualche contatto con l’occulto. Per molti la fede cristiana non dice più nulla o è mescolata a riti orientali, al credo nella reincarnazione, alle tecniche di autoliberazione, di sviluppo del potenziale della mente, di raggiungimento di nuove frontiere dello spirito come promettono la New Age, la Meditazione Trascendentale, Scientology, lo Yoga e altre discipline esoteriche, pseudo-mistiche, orientali e non. Dobbiamo saper diagnosticare la presenza del male e la sua natura, le sue radici e le porte di entrata, al fine di sapere come combatterlo efficacemente. Il terreno di base su cui il male si stabilisce è l’indifferenza religiosa, la lontananza dalla Chiesa e dai Sacramenti, una vita di credenti “non praticanti” o di non credenti. In questi è facile che si stabilisca l’azione malefica che tende a distruggere la persona, le sue relazioni, il suo orientamento a Dio. Chi vive in grazia di Dio è certamente più protetto dal male. Ma oggi sono molti quelli che vivono come se Dio non ci fosse e ben lontani dai mezzi di salvezza (i Sacramenti)
continua.........
http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=11565
giovedì 5 febbraio 2009
ESERCIZI SPIRITUALI TELEMATICI
lunedì 2 febbraio 2009
MARIA: Desidero condurvi alla santità


